Salute

venerdì 2 Ottobre, 2026

Medici, per la prima volta le dimissioni superano i pensionamenti. E il Trentino Alto Adige è tra le regioni messe peggio

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Non c'è solo il caso ortopedia a Cles, ma un fenomeno strutturato: l'allarme di Anaao

Il 2025 potrebbe essere ricordato come l’anno dello spartiacque per la sanità pubblica italiana. Per la prima volta nel decennio 2015-2025, infatti, le dimissioni volontarie dei medici hanno superato i pensionamenti: 3.767 contro 2.876.

Un dato che assume particolare rilievo anche in Trentino-Alto Adige, indicato tra i territori nei quali la differenza tra dimissioni e pensionamenti è più evidente: Nelle due province autonome, le dimissioni volontarie sono quasi triplicate in dieci anni: da 38 nel 2015 a circa 102 nel 2025. Si è tornati a parlare della questione negli ultimi giorni a causa del caso ortopedia a Cles.

A fotografare la situazione è l’analisi decennale realizzata dal Centro Studi Anaao Assomed sul personale medico ospedaliero del Servizio sanitario nazionale. Lo studio, basato su dati Onaosi, Conto annuale dello Stato e Ministero dell’Economia e delle Finanze, prende in esame l’andamento di organici, assunzioni e cessazioni dal 2015 al 2025, con un dettaglio regionale.

A livello nazionale le dimissioni volontarie sono aumentate del 150% in un solo anno, passando dalle 1.503 del 2024 alle 3.767 del 2025. Rappresentano il 3,5% del totale dei medici in servizio, una quota che, secondo il report, non era mai stata raggiunta nel decennio considerato, nemmeno durante i mesi più critici della pandemia.

Il fenomeno non riguarda soltanto alcune realtà. Nel 2025, secondo Anaao Assomed, in 12 regioni su 20 i medici che hanno scelto di lasciare il Ssn prima della pensione sono stati più numerosi di quelli arrivati al pensionamento.

Tra le situazioni più marcate figura proprio il Trentino-Alto Adige, insieme a Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna. In questi territori il numero dei medici dimissionari risulta compreso tra 2,4 e 3,3 volte quello dei pensionati.

Un dato che si inserisce in una dinamica più ampia di forte pressione sugli organici. Per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato nel 2025, il rapporto Anaao Assomed rileva 43 dimissioni e 77 uscite complessive dal sistema pubblico, considerando anche i pensionamenti e le altre cause di cessazione.

Il quadro presenta però anche un elemento positivo: il ricambio generazionale negli ospedali è effettivamente iniziato.

Tra il 2015 e il 2024, l’età media dei medici ospedalieri si è ridotta di 2 anni e 7 mesi tra gli uomini e di 2 anni e 4 mesi tra le donne. Nello stesso periodo, la consistenza complessiva degli organici è cresciuta del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 medici.

Secondo l’analisi, un ruolo importante è stato svolto dal Decreto Calabria, che tra il 2019 e il 2025 avrebbe favorito l’ingresso nel sistema di quasi 10mila giovani medici, arrivando a rappresentare fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato.

La situazione resta però molto differenziata sul territorio nazionale. Nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di 4.029 medici (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ha perso 1.166 unità (-3,1%).

Per il segretario nazionale di Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, non si tratterebbe di una normale mobilità professionale, ma di un fenomeno legato alle condizioni di lavoro.

Tra le cause indicate dal sindacato figurano turni pesanti, livelli retributivi ritenuti non adeguati rispetto all’Europa, condizioni di lavoro che possono favorire il burnout, carichi burocratici e aggressioni nei reparti.

A lasciare il Ssn, secondo Di Silverio, non sono soltanto professionisti vicini alla pensione: l’età media dei medici che si dimettono si aggira intorno ai 48 anni.

Il rischio, sottolinea Anaao Assomed, è che l’aumento delle uscite finisca per vanificare almeno in parte il ricambio generazionale avviato negli ultimi anni.

Per Anaao Assomed il 2025 rappresenta comunque un segnale da non sottovalutare. «Il 2026 ci dirà se si è trattato di un incidente di percorso o dell’inizio di una frana», ha dichiarato Di Silverio, ribadendo la necessità di continuare a investire sui professionisti che entrano nel sistema, ma anche sulle condizioni di chi già vi lavora.

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