Campi Liberi

mercoledì 30 Settembre, 2026

Zandonai, il ciclista che rifiutò l’Epo: «Il doping? È cambiato molto. Agli atleti il mercato chiede prestazioni sempre più “oltre”»

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La scelta al momento di diventare professionista: «Gli atleti che l'hanno preso? Si può sbagliare, ma dopo deve esistere anche la possibilità di ricostruire»
Carlo Martinelli Trent’anni fa, più o meno. Thomas Zandonai è un giovane e più che promettente ciclista, casa sua è a Pedersano, frazione di Villa Vallagarina. Sta per firmare il suo primo contratto da professionista. Il dottore della squadra gli propone, oltre alla firma, l’Epo, l’eritropoietina, sostanza che aumenta produzione di globuli rossi, all’epoca introvabile nei controlli antidoping. Aggiunse, il medico (lo stesso che avrebbe poi seguito Lance Armstrong…): «Se mi dai metà del tuo stipendio, l’anno prossimo raddoppi». Thomas telefona ad un altro dottore, Paolo Crepaz, a Trento. Si fida di lui. Quando nomina la parola Epo, ci fu un lungo silenzio dall’altra parte. «Non servì altro, quel silenz...

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