il caso

mercoledì 30 Settembre, 2026

Gozzer lascia il Liber Café: «Troppe risse tra spacciatori e gente che urina e defeca mentre i clienti sono ai tavolini»

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Ennesimo buco nell'acqua per il locale nei giardini di Piazza Dante. Ma c'è già un nuovo gestore: Shkumbin Karpuzi già titolare dello Das Q di via Vittorio Veneto e dello Fc DasKlub di via degli Orbi e del Caffè Portici

Anche Nikolas Gozzer getta la spugna. Si è stufato di fare come il tenente Drogo della Fortezza Bastiani di piazza Dante che dovrebbe assicurare vita e presenza in un territorio difficile. Come nel romanzo di Dino Buzzatti, il Liber Cafè è come un fortino incastonato in mezzo alla terra di nessuno. O almeno così la descrive il giovane che gestisce il Liber Cafè da sei mesi e ora ha mollato. Al suo posto dovrebbe arrivare Shkumbin Karpuzi, 29 anni, gestore dello Das Q di via Vittorio Veneto e dello Fc DasKlub di via degli Orbi e del Caffè Portici.
Per ora il locale al piano terra della palazzina Liberty però è chiuso, con i tavolini e le sedie accatastati uno sull’altro all’interno. Ieri era l’ultimo giorno della gestione Gozzer. L’ennesimo buco nell’acqua per un locale che meriterebbe molto, ma che, soprattutto la sera, patisce il contesto in cui è inserito. Talvolta, a sentire il gestore che ha appena mollato, l’atmosfera diventa insostenibile: «Risse tra spacciatori continue, gente che urina e defeca mentre i clienti sono ai tavolini, una situazione insostenibile», dice. Il giovane ha deciso di cedere la gestione. Troppi i disagi in un parco e una piazza che dovrebbe essere il biglietto da visita della città.

Gozzer dice che è tutta questione di controlli. Ci vuole maggiore presenza delle forze dell’ordine per non lasciare che una piazza così bella, con un parco che invita a stare all’aria aperta, non venga abbandonato al degrado. A questo si sono aggiunti anche problemi di carattere strutturale come perdite di acqua e problemi al bagno esterno. Per non parlare della cucina troppo piccola per poter confezionare piatti strutturati e del fatto che vi sia un solo bagno per donne e uomini. E infine le dimensioni del locale interno un po’ troppo sacrificate anche perché al momento della suddivisione degli spazi è stata lasciata una grande sala sul retro alla Circoscrizione con la lodevole intenzione di valorizzare la socialità, ma con l’effetto concreto di penalizzare un locale pubblico che aveva tutte le carte in regola per spiccare il volo, anche grazie ai grandi spazi esterni di cui può godere per concertini, incontri e dibattiti.

Insomma, tutto quello che il Liber Cafè poteva essere e non è stato. Di concerti all’aperto se ne sono visti alcuni soprattutto all’inizio, ma poi le gestioni che si sono susseguite hanno preferito la normale ristorazione lasciando perdere l’aspetto sociale e conviviale. Il locale pubblico così è diventato un presidio un po’ stanco e spompato. L’attività all’esterno, che doveva essere una delle armi per far diventare quella piazza speciale la più bella piazza di Trento, animata e gioiosa, non è mai decollata. E con la sola piccola ristorazione o panini e piatti al microonde non si va molto lontano. Il Comune è bloccato anche perché eventuali lavori di ristrutturazione e ammodernamento devono essere devono essere autorizzati dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali. Nel frattempo, però, la Fortezza Bastiani di piazza Dante si trasforma sempre di più in un’occasione persa. Adesso, come delle scorse occasioni, si spera che il successore di Gozzer, e pare che il nome di qualcuno interessato ci sia già, sappia invertire la tendenza e trasformare quel non luogo in un luogo pieno di fascino. Sperando che on si stufi anche lui in breve tempo.

Il Liber Cafè è stato aperto nel 2016 con una gestione assegnata tramite un bando che premiava l’aspetto culturale dell’attività per una sorta di caffè letterario, durò poco. Nel maggio del 2018 l’affidamento agli Alpini. Nel giugno del 2019 nuovo tentativo di riapertura con la gestione affidata a Spagna e Cocca. Nell’agosto del 2024, dopo i lavori di manutenzione, ci si riprova con la società Big Service. Poi è toccato a Gozzer.

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