Lo smottamento
giovedì 24 Settembre, 2026
Arco, frana di Laghel: tre settori instabili sul Colodri
di Leonardo Omezzolli
I massi potrebbero raggiungere le case sgomberate e via alle Fontane. Prima una barriera paramassi di almeno 80 metri, poi reti e ancoraggi sulla parete
Tre settori rocciosi sulla parete che è franata il 25 agosto scorso a Laghel presenta «volumi rocciosi instabili e separati dall’ammasso circostante. A questi si aggiunge, sull’intero fronte, la possibilità di distacchi di elementi più piccoli» e le simulazioni effettuate evidenziano la seria e concreta possibilità che se ciò avvenisse i massi finirebbero a ridosso delle abitazioni oggi evacuate oltre che sulla sottostante rete stradale. Sarà quindi necessario intervenire in tre fasi per riportare le condizioni di massima sicurezza possibile. Le notizie in merito alla delicata situazione del versante del Colodri franato a Laghel non sono delle migliori e stanno costringendo l’amministrazione arcense a individuare una serie di soluzioni puntuali da realizzare in più fasi per garantire la sicurezza di chi lavorerà al cantiere oltre che di chi abita, lavora e transita quelle aree. «A seguito del distacco roccioso avvenuto il 25 agosto scorso dalla parete del monte Colodri, in località Laghel, – spiega il vicesindaco Marco Piantoni – l’amministrazione comunale ha affidato un approfondimento tecnico-geologico specialistico». L’obiettivo puntuale dell’operazione era quello di valutare le condizioni del versante dopo l’evento di fine agosto e comprendere al meglio la sua possibile evoluzione. Questo al fine di studiare gli interventi necessari a ridurre il rischio: la cosiddetta e oramai famosa in Alto Garda, mitigazione del rischio. Visto che, il rischio «0» non è mai raggiungibile. «Lo studio – continua il vicesindaco – si è basato su sopralluoghi diretti, rilievi fotogrammetrici e un sorvolo in elicottero». Il responso non lascia adito a Ha accertato che l’evento di agosto non è un episodio isolato: rientra nelle condizioni generali di fratturazione della parete rocciosa che sovrasta l’abitato. Sono stati individuati tre settori della parete con volumi rocciosi instabili e separati dall’ammasso circostante. A questi si aggiunge, sull’intero fronte, la possibilità di distacchi di elementi più piccoli. Le simulazioni di caduta massi indicano che, negli scenari più gravosi, – ammette il vicesindaco – i blocchi potrebbero raggiungere gli edifici già sgomberati in via precauzionale e la viabilità sottostante, compreso il tratto di via alle Fontane a valle del versante». Per questo restano in vigore i provvedimenti di sgombero e interdizione adottati dalla sindaca (ordinanze n. 10 e 11/2026). Sulla base dello studio è stato definito un primo pacchetto di interventi, da realizzare in due fasi. Si comincerà con la posa di una barriera paramassi ad alta capacità, lunga almeno 80 metri, a protezione degli edifici e della strada. «La barriera – conclude Piantoni – servirà anche a proteggere gli operatori durante i lavori successivi». Poi si avvierà la fase di consolidamento dei tre settori critici della parete con reti e pannelli in fune ad alta resistenza e ancoraggi. Il progetto definitivo e le azioni dettagliate verranno definite nella progettazione esecutiva. «L’amministrazione – fa sapere il Comune – segue la situazione con la massima attenzione ed è vicina ai residenti coinvolti. Continuerà a informare la cittadinanza sull’avanzamento delle attività».
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