Il caso
giovedì 24 Settembre, 2026
Clara Palaoro morta dopo l’intervento estetico: indagati chirurgo e anestesista
di Ubaldo Cordellini
L'ipotesi è omicidio colposo. Lunedì l'autopsia al Santa Chiara: i periti dovranno chiarire cosa accadde tra la crisi delle 14 e la chiamata al 118 delle 16.15
Nell’inchiesta per la morte di Clara Palaoro ci sono due indagati. Sono il chirurgo che l’ha operata e l’anestesista. Il pubblico ministero della Procura di Vicenza Paolo Fietta ha inviato loro l’avviso di garanzia per permettere loro di nominare consulenti di fiducia che possano assistere all’autopsia sul corpo di Clara, che sarà eseguita lunedì pomeriggio al Santa Chiara di Trento dal professore Porzionato dell’Università di Padova.
Il quesito posto dal pm Fietta al perito medico legale è stabilire la causa dell’improvvisa e devastante ipossia della donna e valutare se nei minuti immediatamente successivi alla crisi, intorno alle 14 di quel maledetto 28 gennaio, sia stato fatto tutto il possibile per evitare che la donna precipitasse in un coma irreversibile. Dopo il decesso della maestra delle scuole Rodari, l’ipotesi di reato è stata modificata da lesioni gravissime a omicidio colposo. I legali dei due medici al momento hanno preferito non commentare la notizia così come il direttore della clinica che ha eseguito l’intervento contattato da ilT Quotidiano già il giorno della scomparsa di Clara Palaoro. Ora saranno gli atti giudiziari a parlare e a dover stabilire se ci sono specifiche responsabilità nella scomparsa della donna. La Procura di Vicenza aveva già acquisito nei mesi scorsi la cartella clinica e aveva già nominato un perito per analizzarla. Adesso, dopo l’epilogo più triste, l’autopsia dovrà spiegare cosa può essere accaduto. Le due figlie della donna hanno già presentato una denuncia penale tramite il loro legale Andrea de Bertolini. Anche il compagno di Clara, Alessandro Avi, si è affidato a un legale e ha nominato un proprio consulente di parte, il professor Enzo Ronchi della Statale di Milano. Si preannuncia una vera e propria battaglia legale sul caso della sfortunata insegnante che voleva solo sottoporsi a un intervento estetico. Un’operazione che ormai viene considerata di routine e che avrebbe dovuto filare via liscia, mentre si è conclusa con il dramma. Sotto la lente di ingrandimento dei consulenti la cartella clinica e soprattutto i tempi. Clara era uscita dalla sala operatoria intorno alle 13 e 10. Il compagno Alessandro l’ha accolta in una stanza e lei ha avuto solo la forza di chiedergli l’ora. Il rianimatore è passato per dire al compagno di chiamarlo se ci fossero stati problemi e se ne è andato intorno alle 13.30. Lo stesso anestesista nella telefonata che ha fatto al 118 alle 16 e 15 ha detto che era stato richiamato in clinica intorno alle 14 perché la donna aveva avuto un malore. Alla domanda dell’operatore su che tipo di malore, il medico aveva aggiunto che era pallida e non si svegliava. Poi ha aggiunto che aveva provato a intubarla senza riuscirci perché non tollerava il tubo. Poi l’anestesista ha anche detto di aver ventilato la povera maestra perginese con la maschera. In questo periodo la saturazione della donna è precipitata. A quel punto il 118 ha inviato un’ambulanza con un altro rianimatore che ha intubato la donna e l’ha portata in ospedale a Bassano dove è stata ricoverata in rianimazione alle 18 e 32. La domanda alla quale dovranno rispondere i periti è cosa sia accaduto tra le 14, quando si è manifestata la crisi, e la chiamata alla centrale operativa del 118. In quelle due ore e oltre si poteva fare qualcosa di diverso? Oppure è stato fatto tutto il possibile? Sarà questo il cuore dell’inchiesta affidata al pm Fietta.
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