giovedì 24 Settembre, 2026

Sanità, il Trentino arretra: persi sette punti sui livelli essenziali di assistenza

di

Nonostante ciò la Provincia resta tra le migliori cinque sanità a livello italiano: i punti di forza e quelli deboli

Il Trentino nel 2024 arretra di 7 punti, secondo solo alle Marche, che di punti ne perdono 11, nella verifica ministeriale sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), in un contesto che segna un netto miglioramento generale delle valutazioni del ministero, con 15 Regioni in miglioramento. Nel complesso, 18 Regioni e Province autonome hanno superato la verifica, mentre nel 2023 erano 13 le realtà inadempienti. Nello stesso anno, però, la quota di popolazione che ha rinunciato a prestazioni sanitarie è salita dal 7,6% al 9,9%, arrivando a coinvolgere quasi 5,8 milioni di persone. Su questa contraddizione si focalizza l’analisi indipendente che dei dati fa Fondazione Gimbe: «Sono due fotografie solo apparentemente contraddittorie»,afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. «Se nel 2024 quasi tutte le Regioni vengono “promosse” mentre aumentano la spesa privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie, significa che la “pagella” ministeriale ha una capacità limitata nel misurare l’effettiva esigibilità dei Lea da parte dei cittadini».

La verifica dell’erogazione dei Lea prende in considerazione un sottoinsieme di 27 indicatori, suddivisi nelle tre macro-aree della prevenzione collettiva e sanità pubblica, dell’assistenza distrettuale e dell’assistenza ospedaliera. Per ciascuna area ogni Regione riceve un punteggio compreso tra 0 e 100. Per risultare adempiente è necessario raggiungere almeno 60 punti in tutte e tre le macro-aree. Nella classifica, la provincia di Trento si colloca al quinto posto, con 271 punti. Al primo posto c’è il Veneto, con 288 punti, seguito da Emilia-Romagna (282) e Piemonte (280). La distribuzione territoriale, sottolinea la Fondazione Gimbe, continua a mostrare una netta frattura: nelle prime dieci posizioni si trovano sette Regioni del Nord, due del Centro e una sola del Sud, la Puglia. Nelle ultime sette posizioni, ad eccezione della provincia di Bolzano, figurano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno. La lettura separata delle tre macro-aree mette inoltre in evidenza differenze anche molto marcate all’interno della Provincia, mostrando come, a fronte di un’adempienza formale, convivano performance molto differenti. Nella prevenzione il punteggio più elevato è proprio quello della provincia di Trento, con 98 punti, seguita da Emilia-Romagna (97) e da Lombardia, Toscana e Veneto (96). Nell’assistenza distrettuale è invece il Veneto a ottenere il risultato migliore, con 95 punti, davanti a Emilia-Romagna e Toscana, entrambe a 94. Il Trentino si trova soltanto al dodicesimo posto, con 79 punti.

Anche nell’assistenza ospedaliera il Veneto guida con 97 punti, seguito dalla Provincia autonoma di Trento con 94. Ma, a fronte delle classifiche, è l’effettivo accesso ai servizi a rappresentare, secondo la Fondazione, uno dei principali limiti del sistema di valutazione del ministero; mentre le Regioni considerate adempienti sono passate da 13 a 18, la percentuale di popolazione che ha rinunciato a prestazioni sanitarie è cresciuta dal 7,6% al 9,9%. Il dato non riguarda esclusivamente l’accesso al Servizio sanitario nazionale, ma rappresenta comunque un indicatore rilevante della domanda sanitaria. «Il paradosso è evidente», sottolinea Cartabellotta: «La “promozione” formale non coincide con la garanzia per i cittadini di ottenere le prestazioni di cui hanno bisogno».

 

Commenti: