il caso
mercoledì 23 Settembre, 2026
Morta dopo un intervento estetico: disposta l’autopsia su Clara Palaoro. Si indaga per omicidio colposo
di Redazione
Dopo il malore, il medico ha dichiarato che aveva cercato di intubare la paziente ma che non c’era riuscito perché la donna non tollerava il tubo. Due le ore di vuoto dopo l'operazione
«La mia Cla non me la ridarà indietro nessuno». Queste le parole di Alessandro Avi, il compagno di Clara Palaoro, la donna morta a 56 anni dopo 8 mesi di coma vegetativo a seguito di un intervento di chirurgia estetica presso il poliambulatorio Marostica Salus. I due stavano assieme da più di due anni «ma era come fossero venti», racconta Avi. «Avevamo appena comprato casa assieme davanti a villa Rosa». Ma i piani per il futuro si sono scontrati con 8 mesi di agonia, che si sono conclusi lunedì, quando per Clara non c’è più stato nulla da fare. «Adesso la giustizia deve fare il suo corso, ma la mia Cla non me la ridarà indietro nessuno». Avi, raccontando di quella drammatica giornata alla clinica, si augura che vengano fatte «indagini su quello che è successo e sulle condizioni della struttura. Nell’ascensore della clinica non entrava la barella». Per l’uomo, è una situazione che va però considerata nel suo insieme se si vuole evitare che cose di questo tipo capitino ad altre persone: «Bisogna anche fare chiarezza sul tipo di rapporti che il dottore che ha operato la mia Cla aveva con la struttura sanitaria di Pergine».
A fare chiarezza sarà la Procura di Vicenza che aveva già aperto nei mesi scorsi un’inchiesta per lesioni gravissime dopo che la figlia maggiore della donna aveva presentato querela. Ora l’ipotesi di reato è diventata l’omicidio colposo. La Procura veneta ha già disposto l’autopsia che si terrà lunedì all’ospedale Santa Chiara di Trento. Le figlie della donna tramite il loro legale, Andrea de Bertolini, hanno già nominato il proprio consulente di parte, il medico legale Guido Cavagnoli. L’anatomopatologo che sarà nominato dalla Procura dovrà individuare le cause della morte e ricostruire. I magistrati veneti avevano già affidato alcuni incarichi per ricostruire quando accaduto quel maledetto 28 gennaio, l’ultimo giorno in cui la maestra delle scuole Rodari di Pergine era in salute. Il compagno l’aveva accompagnata alle 8 di mattina a Marostica e l’ha attesa in una stanzetta della clinica fuori dalla sala operatoria: «È uscita alle 13 e 10. Aveva gli occhi sbarrati. Mi ha chiesto per due volte che ora fosse. Poi è arrivato l’anestesista che mi ha detto soltanto di chiamarlo se ci fossero stati problemi e se ne è andato». Il medico, come lui stesso ha spiegato nella telefonata alla centrale operativa del 118, è tornato di corsa indietro verso le 14. La telefonata è delle 16 e 15 circa. Il professionista ha spiegato all’operatore che era stato richiamato dalla clinica privata perché la paziente stava male, aveva avuto un malore ed era pallida. Il medico ha detto che aveva cercato di intubare la paziente ma che non c’era riuscito perché la donna non tollerava il tubo. A quel punto aveva proceduto con la maschera. L’uomo in poche frasi ha descritto le fasi concitate del suo intervento durato a lungo. L’operatore gli ha domandato più volte se si trattasse di un Glasgow 3, ovvero il grado minimo della scala della gravità del coma che indica uno stato di coma profondo e non reattivo. E il medico ha risposto di sì. A quel punto l’operatore ha chiesto se era necessario l’intervento di un’anestesista e nuovamente ha ricevuto risposta positiva. In pochi minuti, intorno alle 16 e 30, è arrivata un’ambulanza con a bordo un rianimatore che ha intubato la povera Clara Palaoro, ma ormai erano passate due ore e mezzo dall’emergenza e la saturazione della donna era scesa a precipizio dal 97 % rilevato subito dopo l’intervento al 76% come riportato dalla cartella clinica. Un valore che ha gettato la sfortunata maestra in uno stato comatoso dal quale non si è più svegliata. Ora saranno i periti della Procura a dire cosa sia accaduto in quelle due ore e mezzo e se ci sono responsabilità di qualcuno.
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