Alto Garda
lunedì 21 Settembre, 2026
Ciclovia del Garda, costi impazziti: servono due milioni per allargare le gallerie
di Leonardo Omezzolli
Il dato è emerso nel contratto per la relazione paesaggistica sui tunnel Titani e Limniadi. «Crolli imprevisti richiedono un cambio di programma»
Non fa quasi più notizia il costante aumento dei costi di realizzazione della Ciclovia del Garda non fosse che questi incrementi sono perennemente mascherati e non trasparenti come opera pubblica chiederebbe, quantomeno vista l’ampia attenzione su di un opera fortemente contrastata da un coordinamento di associazioni ambientaliste dell’intero bacino lacustre. Ecco perché, apprendere che la cosiddetta «riprofilazione» (allargamento ndr) delle gallerie Limniadi (Uf 3.2) e Titani (Uf 3.3) avrà un costo in prima stima di oltre 2 milioni di euro può non far scalpore ma che tale onere economico sia esplicitato solo all’interno delle clausole contrattuali per l’affido della stesura dei «criteri di inserimento paesaggistico e di redazione della relazione paesaggistica a supporto della variante 1», è l’ennesimo elemento volutamente celato. Nascosto alla stessa Terza Commissione in sopralluogo alla ciclovia martedì scorso (15 settembre) nonostante l’atto di determina risalga a 5 giorni prima (n°9998 del 10 settembre).
Nuovi timori di stabilità
Riprofilare una galleria, allargarla, non è un semplice atto di scavo, ma necessita di opportuni calcoli e studi, soprattutto se queste gallerie sono parte del sistema roccioso più esterno della gardesana occidentale. Roccia, la cui instabilità è certificata da uno studio specifico commissionato dalla stessa Provincia nel 2001 al professore Eugenio Castelli, dell’Università di Trieste per avere un quadro generale sulle falesie che incombono sulla Gardesana, in particolare dopo gli eventi del 1999 quando un’ampia frana strappò un tratto di Gardesana provocando un morto. Le conclusioni di Castelli sono inequivocabili: «La natura e le condizioni geomeccaniche della roccia unite alla morfologia dei versanti rendono la sicurezza della strada di difficile e onerosa soluzione». Più nel dettaglio «la qualità dell’ammasso roccioso è globalmente scadente […]. Sono presenti alcuni pesanti fattori che concorrono a rendere di difficile soluzione la sua messa in sicurezza definitiva mantenendo l’attuale tracciato». Tracciato che, al tempo, si riferiva al vecchio sedime della gardesana, abbandonato in favore della nuova galleria Casagranda realizzata proprio dopo il crollo mortale del 1999 e che, anche in conseguenza degli studi di Castelli è stata portata 150 metri (circa ndr) più all’interno rispetto al versante e all’ex gardesana, quella che, però oggi, sta diventando, pezzo dopo pezzo, la ciclovia del Garda. Tutto questo mette in allarme non solo per i lavori alle gallerie Limniadi e Titani, ma ancor più per quell’ampio tratto di Uf2 (Sperone Ponale) che stando al progetto ad oggi conosciuto sarà realizzata sul vecchio sedime con l’aggiunta di nuove gallerie e nicchie.
Crolli geologici in corso d’opera
Va però certificato, nonostante la Provincia, commissario compreso, evitino di farne apertamente menzione, che, nonostante gli studi progettuali, l’imprevisto geologico (e l’aumento dei costi per la mitigazione dei nuovi rischi ndr) non è programmabile come dimostrano i già tre crolli non previsti e che hanno richiesto nuove importanti varianti in corso d’opera. Nel 2021 fu necessaria una variante «per far fronte a degli imprevisti di natura geologica» all’Uf 1.1. Medesimo punto della frana dell’8 marzo 2024 e dei recenti massi caduti sulla Ponale il 10 settembre. Nel maggio del 2024 nel corso dei lavori alla Uf 1.2 «si sono verificate alcune contingenze per cause impreviste e imprevedibili […] e si è riscontrato il movimento di un imponente diedro di roccia nella zona centrale della galleria C che ha determinato alcune fratture». In specifica determina (n° 4658/2024) si precisa che l’evento ha costretto un’importante modifica progettuale anche della successiva galleria (la D) per limitare le demolizioni ai piedi della parete rocciosa. In ultimo resta l’evoluzione progettuale dell’accesso alla Tagliate del Ponale dalla galleria Eros (realizzata in parte, ma inaccessibile perché sottoposta a monitoraggio statico). Inizialmente erano previste tre tratti di galleria a salire per superare il dislivello tra il piano ciclabile e il forte ipogeo. Con la Variante progettuale 5 del maggio 2025 ci si è resi conto che «il sistema di gallerie previsto in progetto, presenta alcune criticità legate all’intercettazione di faglie e alla parziale sovrapposizione dllo scavo con la sottostante galleria Eros». Nel corso dei decenni l’originale gardesana tra Riva e il confine lombardo che prevedeva inizialmente 1.283 chilometri di galleria si è via via sempre più riparata in roccia con le nuova tratte in galleria che si sono spostante maggiormente nel ventre della montagna e che hanno portato i tratti coperti al 53% dell’intero tracciato pari a 2.750 metri totali. Due i moniti di Castelli che è bene ricordare: Sul versante esistono «4 diverse tipologie di instabilità» e che «L’instabilità è difficilmente individuabile anche con analisi specifiche a causa dell’incertezza dei parametri di resistenza dell’ammasso roccioso. La determinazione è possibile solo sulla base di analisi a ritroso, una volta che l’evento franoso è avvenuto. Ancora più difficilmente definibile è la sua evoluzione nel tempo in quanto i fenomeni che caratterizzano i crolli e i ribaltamenti, tipologia dominante di instabilità nella zona, hanno sviluppo improvviso e per lo più con pochi segnali premonitori». A incidere soprattutto sono gli «agenti esogeni». I cicli termici di gelo e disgelo e le acque superficiali che dilavano il versante riducono le caratteristiche di resistenza della roccia.
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