La cerimonia

sabato 19 Settembre, 2026

Muore a 44 anni per Sla, in centinaia al funerale di Daniele Pastorello: «Ti “mangiavi” la vita»

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Un grande applauso ha accolto le parole della moglie Eva a Povo

Gremita la chiesa parrocchiale di Povo per il funerale di Daniele Pastorello, imprenditore e volto noto in città, che si è spento lo scorso mercoledì 16 settembre. A soli 44 anni (ne avrebbe compiuti 45 a novembre), il titolare dell’omonima concessionaria d’auto è stato portato via dalla Sla, malattia neurodegenerativa, contro la quale combatteva da ormai due anni. Proprio ieri era la Giornata nazionale della Sla.

A ricordarlo, durante la funzione religiosa, la moglie Eva con la figlia Camilla, di appena 4 anni, e un amico storico e testimone di nozze. Insieme a loro, amici, familiari e conoscenti hanno riempito i banchi e il piazzale esterno alla chiesa, uniti per salutare Daniele. Insieme al cugino, Daniele Pastorello era titolare di una realtà fondata dal padre e dallo zio nel 1970. Un’attività di famiglia, la concessionaria d’auto, in cui Daniele si occupava della vendita del brand Volvo.

«Grazie amore mio». Così la moglie Eva si rivolge a Daniele. «Grazie per il tuo amore, per i tuoi abbracci. Grazie per avermi accolta nella tua vita, insieme ai miei figli Mia e Thomas. Grazie per Camilla che, come dico sempre, è il dono che hai fatto a tutti noi» continua, commossa. «Ciao amore mio, farai sempre parte di me. Ti terrò sempre con me, nel mio cuore», conclude, sciogliendosi in un pianto mentre dalla chiesa si leva un caloroso applauso.

Un ultimo saluto arriva anche da uno degli amici storici di Daniele, che ricorda il giorno delle nozze dell’amico, che chiama affettuosamente «Pasto»: «Quel giorno, come testimone, feci una promessa: che ti sarei stato vicino fino all’ultimo… e l’ho fatto», dice commosso. «La tua amicizia era preziosa. Ci siamo mandati a quel paese tante volte, ma non importava: il bene che ci volevamo era sempre più forte». E continua: «Pasto non era perfetto, ma chi lo è?». E anche se nessuno è perfetto, senza dubbio Daniele «aveva un cuore d’oro».

Prima di concludere, si rivolge ai familiari di Daniele: «Voglio ringraziare i genitori di Pasto, Ivo e Simonetta, perché mi hanno dato la possibilità di averlo come amico. Ringrazio anche i genitori e i fratelli di Eva, perché mi hanno mostrato che cosa vuol dire davvero essere uniti. E ringrazio Eva: sei stata un pilastro. Grazie di cuore». Infine, si rivolge ancora all’amico: «Grazie, Daniele, per la tua amicizia. Io ci sarò sempre per la tua famiglia. E se tua figlia Camilla un giorno mi chiederà “com’era il mio papà”, io le dirò che la amava tantissimo».

«Daniele si mangiava la vita. Permetteva alla vita di passargli dentro». Così lo ricorda don Mauro Angeli durante l’omelia. «Riuscire a continuare a vivere in un certo modo, quando la vita diventa dura, non è facile. Sicuramente lo ha aiutato la vicinanza delle persone a lui care. Proprio grazie a questo, Daniele ha continuato a mangiare la vita fino alla fine». E continua: «Possa essere questo momento di dolore un’occasione preziosa per far sentire la nostra vicinanza alle persone care, alle persone che con Daniele hanno vissuto». Al termine della funzione, la bara di legno chiaro, coperta di fiori, è stata portata fuori dalla chiesa, accompagnata dalla moglie, i figli, i genitori, e dalle note di Wish you were here dei Pink Floyd. Daniele è stato poi portato al cimitero di Povo, circondato da chi lo ha conosciuto e gli ha voluto bene.

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