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mercoledì 16 Settembre, 2026

Predazzo ricorda Matteo Franzoso: «La sua energia e il suo spirito continuano a ispirare tutta la squadra azzurra»

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A un anno dalla tragica morte dello sciatore ligure le Fiamme Gialle si stringono intorno alla famiglia

Oggi Matteo Franzoso avrebbe compiuto 27 anni. Lo sciatore ligure cresciuto al Sestriere, specialista della velocità, è però deceduto un anno e un giorno fa, il 15 settembre 2025, due giorni dopo una caduta durante un allenamento di discesa libera sulle nevi cilene di La Parva. Fatale fu l’impatto contro una staccionata, evidentemente troppo vicina alla pista.

La commemorazione

Ieri a Predazzo le Fiamme Gialle si sono strette attorno alla famiglia di Matteo: mamma Olga, papà Marcello e il fratello Michele hanno raggiunto la località fiemmese, dove il V Nucleo Atleti ha organizzato, nella Cappella di San Matteo presso la Scuola Alpina, una commemorazione religiosa. Oltre alle autorità del Corpo militare, presente anche una nutrita rappresentanza di atleti, tecnici, personale di governo del Gruppo Sciatori Fiamme Gialle e alcuni amici e famigliari di Franzoso. La messa è stata preceduta da un momento toccante e altamente simbolico. La famiglia Franzoso ha infatti voluto donare al Museo Storico della Scuola Alpina alcuni oggetti personali appartenuti a Matteo: la sua tuta da gara delle Fiamme Gialle, il suo casco, scarponi e bastoncini insieme a due splendide foto di un Franzoso sorridente e radioso, un gesto d’amore che trasforma il dolore in un omaggio eterno alla sua passione per lo sci e al suo attaccamento alle Fiamme Gialle.

Il ricordo della Fisi

Alla vigilia dell’anniversario anche la Federazione italiana sport invernali ha voluto ricordare Franzoso. «Sulle nevi del Cile – si legge nella nota della Fisi -, abbiamo perso non solo un giovane atleta di grande talento, ma un ragazzo straordinario di soli 25 anni. Il vuoto lasciato da Matteo all’interno della grande famiglia degli sport invernali azzurri è ancora profondo e tangibile. Di lui conserviamo e onoriamo quotidianamente il sorriso contagioso, sempre presente e luminoso, sia nei momenti di gioia che in quelli di maggiore fatica. La determinazione pura, l’impegno incondizionato che metteva in ogni singolo allenamento e la grinta che sprigionava al cancelletto di partenza. I valori dello sport, l’incarnazione del sacrificio, della lealtà verso i compagni e del rispetto assoluto per la montagna. Matteo ci ha insegnato cosa significa inseguire i propri sogni con coraggio e dedizione. Anche se non è più fisicamente con noi, la sua energia e il suo spirito continuano a ispirare tutta la squadra azzurra, dai campioni più esperti ai giovanissimi che si stanno affacciando alle gare».

La questione sicurezza

Pochi mesi prima di Franzoso, il 28 ottobre 2024, perse la vita in Val Senales Matilde Lorenzi, pure lei cresciuta al Sestriere. Qualche accorgimento negli ultimi due anni è stato apportato, come l’obbligo dell’airbag nelle gare veloci, ma secondo alcuni c’è ancora molto da fare. Uno che continua a impegnarsi per la sicurezza è Ivano Edalini, bresciano che nel 1986 centrò due vittorie in Coppa del Mondo, tra cui lo slalom di Madonna di Campiglio. «Com’è possibile – si chiede Edalini – che nella Formula 1 sono riusciti a raggiungere determinati standard, mentre nello sci si fa poco o nulla? A livello di Federazione bisogna investire maggiormente su ricerca e sviluppo, in tal modo ne beneficerebbe anche la sicurezza. E al di là delle tragedie, pure i dati sugli infortuni sono spaventosi: bisogna cambiare rotta». Rimarranno parole al vento?

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