Motori

venerdì 11 Settembre, 2026

Auto, margini in calo nel 2026: avanzano le cinesi, Suzuki al top e Stellantis si ferma all’1,7%

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L’Ebit dei 25 principali costruttori mondiali cala del 16,3%. Byd e Chery crescono, ma i giapponesi resistono

Bene, ma non benissimo. E male, ma non malissimo. È la sintesi un po’ brutale dell’analisi del Center of Automotive Management di Bergisch Gladbach sul margine Ebit, il parametro aziendale che misura il risultato prima degli oneri finanziari, del primo semestre del 2026 dei 25 principali costruttori automobilistici al mondo. Le case cinesi vanno bene, ma non così bene come tanti immaginano, anche se la tendenza è quella del miglioramento (rapido). Tutte le altre confermano il momento difficile, ma dimostrano anche una notevole capacità di adattamento. O, per dirla con un termine che va di moda, sono resilienti. In generale a livello planetario il margine si è attestato al 3,5% contro il 4,4% del semestre inaugurale del 2025. Secondo il Cam, «l’Ebit combinato è diminuito del 16,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre i ricavi sono calati solo dell’1,0%». Interessante l’utile lordo per ogni auto consegnata, che era di 1.199 euro nei primi sei mesi del 2025 e ha subito una contrazione del 14,3% tra gennaio e giugno di quest’anno (1.027). La media rivela sono una parte della verità, perché il miglior dato è stato contabilizzato da Suzuki, che è riuscita a rimanere sopra il 10% e dimostra una tenuta notevole dei produttori giapponesi.

La casa del Sol Levante ha preceduto i cinesi di Chery (7,8%) e i coreani del gruppo Hyundai (che include Kia) con il 6,5%. Toyota, il più grande costruttore al mondo, è rimasto ai piedi del podio con il 6,3%, ma si è tenuto alle spalle le tedesche Bmw (5,8%) e Mercedes-Benz (5,4%), la statunitense General Motors (4,8%) e la Byd (4,3%), «corazzata» della Repubblica Popolare che sta crescendo in maniera significativa come volumi. Sono riuscite a restare anche altre due case nipponiche, Mazda e Mitsubishi, e i gruppi europei Volkswagen e Renault. Stellantis è all’1,7%, la metà della media del mercato rilevata dal Cam. «La nuova analisi dei risultati finanziari conferma la diagnosi fondamentale dello studio precedente – spiega Stefan Bratzel, che dirige l’istituto – I ricavi dei produttori automobilistici rimangono relativamente stabili, mentre la redditività operativa diminuisce in misura maggiore. Allo stesso tempo, sta diventando chiaro che alcuni produttori cinesi sono ora competitivi non solo in termini di volume e crescita, ma anche di redditività». Almeno per il momento, le case del Celeste Impero sono ancora lontane dai livelli di fatturato e margini dei principali gruppi che operano a livello globale. Come giro d’affari la sola Byd (43,3 miliardi di euro nel semestre) ha praticamente raggiunto Tesla (meno di 95 miliardi sui 12 mesi nel 2026), mentre con un Ebit da 1,85 miliardi fino a giugno compare già nella Top 10 globale. Il risultato di Chery (che in Italia sta avanzando con i marchi Omoda e Jaecoo e adesso lancia l’offensiva con Lepas) è ancora più sorprendente: 18 miliardi di fatturato e 1,41 miliardi di Ebit. Il ritorno per veicolo di Chery (1.040 euro) è superiore a quello medio, mentre quello della Byd è vicinissimo (1.025). Per altre case cinesi la strada verso gli utili appare ancora lunga, come dimostrano i casi di Nio e Xpeng, ma anche Li Auto.

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