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giovedì 10 Settembre, 2026

«Le stragi di mafia per aiutare Berlusconi». La bomba del pentito Brusca, la figlia Barbara: «Ennesimo tentativo di infangare la memoria di mio padre»

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Le dichiarazioni durante il processo sui rapporti tra Cosa Nostra e la politica in corso a Firenze

Gli attentati mafiosi del 1992 e del 1993 sarebbero stati discussi da esponenti di Cosa Nostra anche in relazione all’ingresso in politica di Silvio Berlusconi. È quanto ha riferito Giovanni Brusca, sentito come testimone durante un’udienza del processo in corso a Firenze nei confronti di Salvatore Baiardo.

Brusca, boss di San Giuseppe Jato e collaboratore di giustizia, ha deposto in collegamento da una località segreta. Secondo il suo racconto, nel 1994, anno della discesa in campo di Berlusconi e della nascita di Forza Italia, avrebbe parlato con Leoluca Bagarella della possibilità di utilizzare politicamente la stagione delle stragi, facendo ricadere sulla sinistra la responsabilità degli attentati.

Si tratta di dichiarazioni rese nel corso della testimonianza e che dovranno essere valutate nell’ambito del procedimento.

«Una minaccia velata» a Berlusconi

Rispondendo alle domande del pm Leopoldo De Gregorio sui rapporti tra Cosa Nostra e la politica, Brusca ha inoltre riferito di un incontro che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe servito a raggiungere Berlusconi attraverso Vittorio Mangano.

La scelta di Mangano, ha spiegato il testimone, sarebbe stata presa da Stefano Bontade. Brusca ha quindi parlato di una «minaccia velata» fatta arrivare al leader di Forza Italia: secondo il suo racconto, Cosa Nostra avrebbe prospettato la possibilità di compiere altri attentati «per metterlo in difficoltà» qualora Berlusconi non avesse fornito il sostegno richiesto.

Anche in questo caso si tratta della ricostruzione fornita da Brusca nel corso della deposizione.

La replica di Barbara Berlusconi

Alle parole di Brusca ha replicato Barbara Berlusconi, figlia di Silvio Berlusconi.

«Trovo intollerabile che, ancora oggi, le inverosimili e ridicole affermazioni di persone che si sono macchiate dei delitti più efferati — e che oggi parlano addirittura da uomini liberi — vengano utilizzate per alimentare l’ennesima damnatio memoriae contro mio padre», ha dichiarato.

«Da oltre trent’anni si inseguono teoremi, suggestioni e sospetti alimentati dalle solite procure. Le prove, invece, continuano a mancare. Il processo Baiardo si è trasformato in un processo bis sulle stragi del ’93-’94, riesumando accuse contro Berlusconi e Dell’Utri già archiviate. Una vicenda giudiziaria semplicemente surreale. Mio padre non può più difendersi. Proprio per questo continueremo a farlo noi, ogni volta che sarà necessario», ha aggiunto.

Il processo a Salvatore Baiardo

Le dichiarazioni sono state rese nell’ambito del processo in corso a Firenze contro Salvatore Baiardo, ex gelataio di Omegna, imputato di calunnia aggravata nei confronti del conduttore televisivo Massimo Giletti e dell’ex sindaco di Cesara Giancarlo Ricca.

L’attenzione dell’udienza si è quindi concentrata anche sui rapporti che, secondo quanto riferito dal testimone, Cosa Nostra avrebbe intrattenuto con esponenti del mondo politico negli anni delle stragi e nella fase immediatamente successiva.

La prossima udienza è fissata per il 20 settembre. È prevista la testimonianza di Giuseppe Graviano, boss mafioso condannato per le stragi del 1993.

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