Alto Garda

venerdì 4 Settembre, 2026

Riva del Garda, sessanta prof del liceo Maffei scrivono alla Provincia: «Cinque sedi e cantiere fermo, così è difficile fare scuola»

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A pochi giorni dall’avvio delle lezioni, i docenti denunciano la frammentazione del liceo di Riva in cinque plessi, la mancanza di laboratori e l’incertezza sui tempi della ristrutturazione. Chiesto un incontro pubblico alla Provincia e alle istituzioni del territorio

Hanno fatto come di consueto prima dell’avvio delle lezioni del nuovo anno, il loro canonico consiglio docenti, ma poi, espletate le pratiche di rito si son fermati per riflettere sullo stato di salute del Liceo Maffei, della sua eterna, infinita ristrutturazione e soprattutto della salute dei loro studenti che quest’anno saranno costretti (insieme al personale docente e Ata ndr) a districarsi tra cinque succursali, con ampia assenza di laboratori e con quel senso perenne di precarietà che questo istituto mostra in tutta la sua immobilità. Indefinito l’edificio, indefinito il futuro in una società sempre più complessa. Sta proprio in questo l’allarme lanciato dai docenti alla Provincia che è a capo del cantiere: dare risposte e garanzie sul ritorno ad una quotidianità di insegnamento e di vita scolastica che oggi appare un miraggio per le centinaia di studenti del Maffei. Ragazzi che provengono da tutto l’Alto Garda e Ledro e non solo, alcuni anche da fuori provincia, da Malcesine e da Limone.

«Un nutrito gruppo di docenti – si legge nella missiva – ha ritenuto opportuno fermarsi per fare il punto della situazione e per dare voce alla loro preoccupazione per questo inizio d’anno scolastico che si prospetta a dir poco complesso». Da un anno e più il Liceo Maffei deve fare i conti con un cantiere sostanzialmente fermo e con la conseguente frammentazione delle proprie attività su più sedi. Una situazione già complessa nello scorso anno scolastico e che quest’anno si è ulteriormente aggravata. «Alle sedi dell’ex ospedale e del Conservatorio – specificano – si è aggiunta quella della Miralago, dove sono state collocate altre quattro classi. Le attività didattiche dovranno essere coordinate quindi tra cinque plessi, distanti tra loro, con una serie di disagi e problematiche che impattano sulla didattica (necessità di frequenti spostamenti, mancanza di laboratori, …) e con difficoltà organizzative sempre maggiori per tutta la popolazione scolastica: docenti, personale Ata, segreteria e, soprattutto, studenti».

Per i docenti non si tratta soltanto di un problema logistico. «La frammentazione della scuola incide sulla quotidianità degli studenti, sulle possibilità di incontro e di condivisione degli spazi e – sottolineano – più in generale, su quel senso di appartenenza a una comunità scolastica che costituisce una componente importante del loro percorso educativo e del loro benessere. Difficile creare un senso di comunità tra ragazzi che praticamente non si vedono mai». Massima la disponibilità del personale insegnante, ma il senso di incertezza e di precarietà permea ogni momento della vita scolastica a tutti i livelli. «Non si hanno notizie – ammettono i docenti – sulle prospettive future che non siano quelle, poche, che arrivano dai quotidiani». Nei mesi scorsi la dirigente scolastica e il Consiglio d’istituto si sono attivati per chiedere chiarimenti sull’andamento dei lavori. Nulla però sembra essersi mosso e nessun chiarimento è stato dato. In questo generale abbandono comunicativo i docenti hanno deciso di muoversi scrivendo congiuntamente una lettera e, attraverso le vie istituzionali e formali previste, intendono chiedere l’organizzazione di un incontro pubblico con le autorità e i soggetti competenti, sia a livello provinciale, sia a livello locale, coinvolgendo anche le amministrazioni dei Comuni del territorio dai quali provengono gli studenti del Liceo Maffei.

Un liceo che conta più di 1.000 studenti, suddivisi in 59 classi, con circa 140 docenti e un’offerta formativa articolata in sei indirizzi. «L’obiettivo – insistono – è quello di ottenere informazioni chiare e aggiornate sullo stato del cantiere, conoscere le tempistiche realisticamente previste per la ripresa e la conclusione dei lavori e avviare un confronto sulle possibili soluzioni da adottare nel più breve tempo possibile per limitare le conseguenze che questa situazione sta producendo sulla vita della scuola». Infine un appello alle istituzioni locali e provinciali per venire di persona all’apertura del nuovo anno scolastico e magari vedere da loro la difficile situazione. «La loro presenza potrà rappresentare un’importante occasione per conoscere direttamente la realtà, visitare gli spazi nei quali studenti e personale sono chiamati a lavorare e comprendere concretamente le difficoltà determinate dall’attuale situazione.

L’intento non è quello di alimentare contrapposizioni, ma di favorire un confronto trasparente e costruttivo tra scuola, istituzioni e territorio, per individuare velocemente soluzioni concrete».

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