Università
giovedì 3 Settembre, 2026
Supertimber, il legno «forte come l’acciaio» Made in Trentino: «Tutto è nato con Vaia, il futuro sarà in orbita»
di Sara Hejazi
Prodotto grazie alla joint venture tra Fbk e Xlam: ecco come funziona
Dalla pietra al ferro, fino alle tecnologie quantistiche e molecolari: la nostra storia è da sempre definita dai materiali che sappiamo conoscere o plasmare. Oggi siamo in grado di creare veri e propri ibridi tecnologici come Supertimber, un «tipo di legno» con la resistenza dell’acciaio, un’innovazione nata dalla collaborazione tra ricerca e impresa. Per capirne la portata, abbiamo intervistato Albino Angeli, Ceo di Xlam Dolomiti, e David Novel, ricercatore e guida dell’Unità Spin della Fondazione Bruno Kessler.
Partiamo dall’inizio: industria e ricerca scientifica come si incontrano? E perché?
Albino Angeli: «Tutto è cominciato da un’emergenza: le conseguenze dell’uragano Vaia del 2018. Milioni di alberi sradicati sono stati venduti in fretta a prezzi svalutati all’estero, trattati quasi come scarto, invece di essere conservati o valorizzati in loco. Quella tragedia ha messo in luce come ci fosse un evidente vuoto strategico nella filiera del legno. Io sono stato per sette anni ricercatore e docente universitario a Trento, per cui ho sempre mantenuto una spiccata sensibilità verso la ricerca applicata e il trasferimento tecnologico. Mi chiedevo come innescare un’innovazione incrementale nell’edilizia in legno. Serviva indagare specie arboree a rapido accrescimento che potessero sostenere i ritmi produttivi in tempi utili senza depauperare le foreste primarie. Da queste premesse è nato il desiderio di dialogare con un ente di ricerca che fosse in grado di concepire un materiale totalmente nuovo. Così è entrata in scena la Fondazione Bruno Kessler».David Novel: «La scintilla si è concretizzata grazie al lavoro di Alessandro Bozzoli, allora responsabile del Trasferimento tecnologico nella nostra Fondazione, da sempre ponte vigile tra la ricerca e il tessuto aziendale locale. Bozzoli conosceva bene l’ecosistema economico e ha individuato in Albino Angeli e nel Gruppo Paterno gli interlocutori perfetti. In Fbk guido l’Unità Spin all’interno del Centro Sd: quotidianamente lavoriamo in clean room su dispositivi microelettronici, integrazione di sensori avanzati per lo spazio e la medicina. Tuttavia, in passato avevamo già esplorato la scienza dei materiali applicata a matrici biologiche, studiando bambù e canna comune per produrre nanocompositi rinforzati con elevate proprietà di resistenza meccanica e proprietà ignifughe. Xlam Dolomiti ci ha spinto ad applicare queste conoscenze direttamente sul legno. Una bella sfida».
Dal laboratorio di ricerca alla catena di montaggio di una multinazionale del legno: come si supera il divario culturale e operativo tra scienza e produzione?
David Novel: «C’è una differenza concettuale enorme nell’interazione metodologica. La ricerca fondamentale opera in verticale, approfondendo singoli ambiti in maniera iperspecialistica. La ricerca applicata rivolta al mercato richiede invece un approccio fortemente orizzontale e interdisciplinare: bisogna attingere a settori apparentemente distanti tra loro per far funzionare un’idea. Per giungere al SuperTimber sono serviti quattro anni di lavoro intenso. Siamo partiti da piccoli provini di laboratorio per poi effettuare uno scaling dimensionale di ben 25 volte all’interno di un laboratorio dedicato. Infine, gomito a gomito con il team tecnico di Xlam Dolomiti, abbiamo disegnato l’impianto pilota finale per un ulteriore passo di scaling, ottimizzando il bilanciamento chimico-fisico del processo affinché garantisse le massime prestazioni meccaniche ma risultasse snello, riproducibile ed economicamente sostenibile. È stato un costante tavolo di confronto per capire esattamente dove spingere l’asticella dell’innovazione».
Albino Angeli: «La produzione in Xlam Dolomiti segue standard di prefabbricazione millimetrica ed esatta. Con circa 100 dipendenti, squadre specializzate di cantiere e commesse rilevanti che spaziano da complessi residenziali in Europa fino a studentati in Australia, ma anche commesse in Canada e nel Sudest Asiatico, la nostra azienda non può permettersi margini di errore sulla materia prima. Castelnuovo è diventata, in questo senso, il nostro “centro del mondo”, perché da qui partono le materie prime, il Know how, e anche la conoscenza scientifica. C’è da dire però che un’azienda che cerca una svolta tecnologica, caratterizzata per forza di cose dall’ incertezza del risultato, non può accollarsi da sola l’intero rischio finanziario. In questo senso, la Provincia di Trento ha rappresentato un modello virtuoso: i finanziamenti pubblici dedicati alla ricerca e sviluppo in azienda hanno creato la rete di protezione fondamentale per rischiare e innovare. L’investimento pubblico nell’integrazione tra Fbk e Xlam Dolomiti si trasforma così in valore economico locale, occupazione e brevetto industriale».
Qual è la carta d’identità chimico-fisica del Supertimber e cosa lo distingue dai legni ingegnerizzati tradizionali?
Albino Angeli: «Supertimber non può più essere definito semplicemente “legno”: è un prodotto ad alte prestazioni che si posiziona come diretto concorrente dei metalli e dei compositi sintetici. La pianta da cui partiamo è la Paulownia, una specie a crescita rapidissima eccezionalmente sostenibile, classificata come carbon negative poiché assorbe quantità di anidride carbonica superiori alla media durante il suo ciclo vitale. Attraverso il processo brevettato con Fbk, la struttura cellulare del legno viene densificata e integrata con matrici di rinforzo. Il risultato finale è un materiale che al suo interno richiama il comportamento strutturale della fibra di carbonio: può essere piegato e sagomato, ma possiede la salubrità del legno e pesa appena un decimo dei tradizionali estrusi metallici. Inoltre, offre eccezionali proprietà di sicurezza: è un isolante perfetto, ideale per proteggere dagli urti, dalle dispersioni elettriche e dai fulmini nelle applicazioni outdoor».
David Novel: «Dal punto di vista della scienza dei materiali, Supertimber è un materiale composito multicomponente in cui le fibre naturali fungono da rinforzo strutturale essendo inserite in una matrice di bio-polimeri che possono essere funzionalizzati. Questo assetto conferisce al materiale doti straordinarie di resistenza meccanica a trazione e compressione, unite a una naturale barriera contro il fuoco. Rispetto alla fibra di carbonio tradizionale – un prodotto sintetico industriale con precursori derivanti dal petrolio che ha elevati costi ambientali di produzione ed è difficile da riciclare – Supertimber garantisce prestazioni fortemente competitive mantenendo un’origine organica, salubre e circolare. È il perfetto connubio tra la bio-ispirazione e l’ingegneria di processo avanzata».
Quali sono i settori applicativi già pronti all’esordio e quali le visioni sul lungo periodo?
David Novel: «Le ricadute immediate riguardano il settore dell’interior design e dell’architettura di pregio, come la realizzazione di pavimentazioni durevoli, salubri e resistenti all’usura. Ma la vera rivoluzione risiede in tutti quei mercati dove il rapporto tra resistenza meccanica e peso rappresenta la variabile critica. Pensiamo allo sport di altissimo livello: Supertimber si presta perfettamente alla fabbricazione di articoli ad elevata risposta elastica, come le racchette da tennis o gli sci dei campioni del futuro. E poi c’è il sogno dello spazio. L’Università di Kyoto ha recentemente dimostrato la fattibilità di portare il legno in orbita. Applicare il SuperTimber nello spazio, un ambiente notoriamente ostile e privo di protezione atmosferica, rappresenta un traguardo affascinante che ci costringerà a ritornare alla ricerca fondamentale, schiudendo orizzonti tecnologici inimmaginabili».
Albino Angeli: «Tutto ciò che vola, galleggia o richiede movimento dinamico trarrà un beneficio incalcolabile da un materiale denso un decimo rispetto all’acciaio. Grazie a Supertimber siamo in grado di offrire al mercato internazionale un’alternativa pulita e sicura per l’outdoor, per il packaging ad alta resistenza e per la componentistica di trasporto. Questo progetto dimostra che quando la ricerca scientifica pubblica incontra l’ambizione dell’industria privata, il territorio non solo risponde alle crisi ambientali come Vaia, ma diventa un faro globale di innovazione sostenibile».
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