Politica
giovedì 3 Settembre, 2026
Il Veneto è la prima regione di centrodestra ad approvare la legge sul fine vita. E in Trentino? L’iter è avviato. L’associazione Coscioni: «Non perdere tempo»
di Redazione
La raccolta firme ha raggiunto le 7.800 sottoscrizioni
Dopo il via libera del Veneto, salgono a quattro le Regioni italiane che hanno approvato una legge per regolamentare le procedure relative al suicidio medicalmente assistito. Oltre al Veneto, provvedimenti in materia sono stati approvati in Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna.
In altre due realtà, Trentino-Alto Adige — attraverso le Province autonome di Trento e Bolzano — e Umbria, la discussione è invece in corso. In otto Regioni la proposta di legge, già depositata o prossima al deposito, è in attesa dell’avvio dell’iter legislativo: si tratta di Liguria, Campania, Molise, Marche, Sicilia, Puglia, Lombardia, dove il deposito è previsto per il 15 settembre, e Piemonte, previsto per il 29 settembre.
Nel Lazio e in Calabria è in corso la raccolta delle firme, mentre in Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta la proposta non è stata ancora presentata.
L’iter in Trentino
Nel frattempo, ieri si è tenuta presso la Quarta Commissione permanente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento l’audizione di Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e avvocata cassazionista, e di Giulia Crivellini, avvocata e componente della Giunta dell’Associazione.
L’audizione si è svolta nell’ambito dell’esame della proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta dalla campagna “Liberi Subito”, che disciplina gli aspetti organizzativi e procedurali relativi all’accesso al suicidio medicalmente assistito.
La proposta, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, è stata sottoscritta da 7.800 cittadine e cittadini trentini ed è attualmente all’esame della Provincia autonoma di Trento.
L’iter trentino si inserisce in una fase di particolare attenzione sul tema del fine vita a livello regionale. In Veneto, infatti, era atteso il voto del Consiglio regionale sulla proposta di legge relativa alle procedure per il suicidio medicalmente assistito, poi approvata.
«Chiediamo che anche nella Provincia autonoma di Trento sia garantita una procedura pubblica, certa e trasparente per l’applicazione di quanto stabilito dalla Corte costituzionale», ha dichiarato Filomena Gallo.
Secondo Gallo, la proposta sostenuta dalle 7.800 firme «non introduce nuovi requisiti e non modifica l’articolo 580 del codice penale», ma punta a organizzare il Servizio sanitario provinciale affinché svolga i compiti già individuati dalla Corte costituzionale, attraverso «verifiche rigorose, multidisciplinari e rispettose della volontà libera e consapevole della persona».
«Una procedura chiara tutela le persone e previene abusi, pressioni e condizionamenti», ha aggiunto.
Nel corso dell’audizione, Giulia Crivellini si è soffermata sugli aspetti tecnici e amministrativi della proposta e sugli adeguamenti del testo alla più recente giurisprudenza costituzionale, con particolare riferimento alle sentenze n. 204 del 2025 e n. 148 del 2026.
«Evitare ritardi e ricorsi»
«L’esperienza di questi anni dimostra che il ricorso al giudice è diventato necessario soprattutto quando il Servizio sanitario non ha preso in carico le richieste o non ha concluso le verifiche», ha sottolineato Gallo.
Per l’Associazione Luca Coscioni, una disciplina provinciale chiara potrebbe quindi ridurre i tempi e rendere effettive le garanzie già individuate dalla Corte costituzionale.
La Quarta Commissione, presieduta da Maria Bosin, ha programmato altre due sedute dedicate alle audizioni e due successive sessioni per la discussione del testo. L’obiettivo è arrivare quindi alla votazione in Commissione e, successivamente, all’esame da parte del Consiglio provinciale.
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