Alto Garda
sabato 11 Luglio, 2026
Riva del Garda, addio al dottor Giacomo Costa: pioniere della medicina dello sport, si battè contro il doping
di Veronica Antoniazzi
Aveva novant'anni. Originario di Mantova, fu il primo ad aprire uno studio specializzato in zona per la salute degli atleti. Non si era mai ripreso da una brutta caduta in casa avvenuta lo scorso marzo
«Devo andare dal Costa». Per tantissimi atleti bastavano quattro parole per dire che era arrivato il momento della visita medico-sportiva. Non servivano spiegazioni: quel cognome era diventato sinonimo di competenza, affidabilità e umanità. Nella notte tra venerdì e sabato si è spento all’età di 90 anni il dottor Giacomo Costa, in seguito alle complicanze insorte dopo una caduta nella sua abitazione.
Se ne va quello che, per generazioni di sportivi, allenatori e dirigenti, è stato il medico per antonomasia: serio, preparato e rigoroso, ma soprattutto profondamente umano. Mantovano di origine, arrivò giovanissimo in Alto Garda insieme alla madre, anestesista all’ospedale di Riva. Visse prima a Torbole – che amava definire «il posto più bello del mondo» –, poi ad Arco e infine a Riva.
Negli anni Settanta aprì proprio a Riva il primo ambulatorio di medicina sportiva del territorio. Successivamente proseguì l’attività alla Casa di Cura Eremo di Arco, dove effettuava le visite per il rilascio dell’idoneità agonistica. Della sua competenza beneficiarono soprattutto le società calcistiche dell’Alto Garda, della Vallagarina e delle Giudicarie. Ma la sua attività si estese anche al ciclismo r al motocross, spesso mettendo a disposizione il proprio tempo anche a titolo volontario. Parallelamente all’attività medica fu presidente del Comitato provinciale del Coni di Trento e collaborò a lungo con il Comitato Trentino della FIGC, seguendo manifestazioni e rappresentative giovanili. «Era un riferimento per tutto il Trentino occidentale», ricorda Ettore Pellizzari, già presidente della FIGC trentina. «Non si limitava alla visita di idoneità: seguiva gli atleti durante tutta la stagione, diagnosticava gli infortuni e li indirizzava verso le strutture più adatte. Era molto legato ai ragazzi».
Anche il primario di Odontoiatria Luca Del Dott ne ricorda la straordinaria professionalità e un intuito che andava oltre la medicina. «Quando Stefan Schwoch arrivò alla Benacense, nella stagione 1988-1989, dopo avergli fatto la visita disse subito: “Questo è un bomber”». Una previsione destinata a rivelarsi esatta: Schwoch sarebbe poi diventato il secondo miglior marcatore della storia della Serie B. A ricordarlo con particolare commozione è anche l’amico Ugo Perini. «Quando c’erano le gare della mia società, la Polisportiva San Giorgio Ugo Bike, lui era sempre disponibile. Non dava soltanto indicazioni medico-sportive: riusciva a sostenerti anche dal punto di vista umano». Perini lo descrive come «una persona di sani principi»: «Quando ti diceva una parola era Vangelo. Ho conosciuto tanti medici sportivi, ma nessuno aveva le sue capacità emotive e il suo senso di responsabilità verso gli altri».
Costa è stato anche tra i primi, già a metà degli anni Novanta, a denunciare pubblicamente la diffusione del doping nel ciclismo dilettantistico e negli sport invernali. Una presa di posizione coraggiosa, che contribuì ad aprire un importante dibattito sulla tutela della salute degli atleti e sull’etica sportiva. L’impegno per la comunità non si esaurì, però, in quest’ambito. Negli anni Settanta fu consigliere comunale a Riva e, tra il 1987 e il 1989, presidente dell’allora Ipab «Casa di Soggiorno per Anziani», dalla quale sarebbe poi nata l’attuale APSP «Città di Riva». Come ricorda Gianfranco Maino, sotto la sua guida prese avvio un importante percorso di rinnovamento della struttura: dal primo ampliamento dell’edificio di via Ardaro alla ristrutturazione degli spazi esistenti, fino all’introduzione – allora pionieristica – della figura dello psicologo come supervisore dell’équipe assistenziale. Perini è stato anche una delle ultime persone a incontrarlo all’ospedale di Arco. «Gli ho messo le mani sulle spalle con delicatezza e gli ho detto: “Sei un grande”». Un saluto semplice e sincero, come quello che ci si scambia tra compagni della stessa squadra al termine di una lunga partita. È forse l’immagine che meglio racconta il rapporto che Costa aveva saputo costruire con il mondo dello sport: non soltanto un medico, ma uno di loro. Le esequie saranno celebrate lunedì 13 luglio alle 14.30 nella chiesa arcipretale di Riva.
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