Clima e lavoro
domenica 21 Giugno, 2026
Caldo africano, i sindacati tallonano la Provincia: «Le linee guida non mancano: servono ordinanze mirate per il lavoro nelle ore più roventi»
di Redazione
Cgil, Cisl e Uil: «Lombardia, Veneto e Friuli hanno provveduto e hanno governi di destra, perché qui non si può fare?»
Proprio nel giorno in cui la Provincia autonoma di Trento ha pubblicato le linee guida per la tutela dei lavoratori esposti alle alte temperature, arriva la notizia del primo malore legato al caldo registrato in Trentino, nel comparto agricolo. Un episodio che riaccende il confronto sulle misure da adottare per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro durante l’emergenza climatica.
A intervenire è Giampaolo Mastrogiuseppe, segretario generale della Fillea Cgil del Trentino, la categoria che rappresenta i lavoratori dell’edilizia, del settore lapideo e dell’industria del legno.
«A essere superstiziosi si potrebbe ironizzare sul fatto che le linee guida non abbiano portato particolare fortuna. Ma non c’è nulla da scherzare – afferma il sindacalista –. Resta per noi incomprensibile la scelta della Giunta provinciale di non voler adottare ordinanze che impongano la sospensione delle attività lavorative nelle ore più calde e critiche della giornata».
La richiesta della Fillea Cgil è chiara: affiancare alle indicazioni operative provvedimenti vincolanti che consentano di fermare il lavoro quando le condizioni climatiche diventano pericolose per la salute dei lavoratori.
«Lo abbiamo detto e continuiamo a ribadirlo – prosegue Mastrogiuseppe –: le linee guida non sono sufficienti. Servono ordinanze che prevedano la sospensione delle attività all’aperto, in particolare nei cantieri edili e nelle cave, e in alcuni casi anche nei luoghi di lavoro al chiuso, quando vengono superate le soglie individuate da Inail, Inps e dagli organismi internazionali competenti».
Secondo il sindacato, il valore di riferimento dovrebbe essere quello dei 35 gradi percepiti, o anche inferiore in presenza di elevati livelli di umidità, condizioni che in questi giorni si stanno registrando in diverse zone del Trentino.
Per la Fillea Cgil, il recente episodio di malore rappresenta un segnale da non sottovalutare. «Anche di fronte all’evidenza – sottolinea il segretario – questa Giunta e molti dei principali Comuni delle aree di fondovalle continuano a comportarsi come se il problema riguardasse esclusivamente i lavoratori. Senza ordinanze, però, l’attività produttiva non viene sospesa e il rischio resta sulle spalle di chi lavora».
Il sindacato evidenzia inoltre come numerose amministrazioni regionali abbiano già adottato misure specifiche contro il caldo estremo. «Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia sono già intervenute con ordinanze dedicate. Si tratta di territori che condividono lo stesso orientamento politico del governo provinciale trentino, ma che hanno scelto di adottare strumenti più incisivi a tutela della salute dei lavoratori», conclude Mastrogiuseppe.
Il tema della sicurezza sul lavoro durante le ondate di calore resta dunque al centro del dibattito, mentre le previsioni meteorologiche continuano a indicare temperature elevate anche per i prossimi giorni.
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