L'indagine

mercoledì 20 Maggio, 2026

Bricchette «alla diossina», in Italia sono stati venduti 70mila sacchi di carbonella tossica

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Tra i negozi destinatari dei prodotti Alpenkhole, al centro del caso emerso in Trentino, anche la catena Obi, che ha sporto querela

Qualcuno, involontariamente, avrà mangiato bistecche alla diossina. Una sostanza altamente pericolosa per la salute, cancerogena. Dall’altra parte i sacchetti contenenti le bricchette di carbone tossiche erano finite anche tra gli scaffali dei negozi Obi Italia, la nota catena bricolage di origine olandese molto attiva anche in Trentino. Un marchio famoso che ha migliaia di clienti.
Dalle indagini, le analisi e il sequestro successive alla querela fatta da Obi Italia — parte lesa — al rifornitore con marchio Alpenkohle in Italia è emerso che sono stati venduti quasi 70mila sacchi di carbonella tossica. Tutti da tre-cinque chili.

Nello specifico, in Italia nel 2021 è stato acquistato un quantitativo a marchio Alpenkohle pari a quasi 71mila unità, di queste circa 70mila sono state vendute fino all’estate del 2024, 1.115 sono state sequestrate nell’ambito dell’inchiesta e la restante parte è andata distrutta o dispersa.
Le indagini sono partite in Alto Adige. Tutto è iniziato nel 2022, quando in territorio nazionale è stato fermato un camion targato Croazia che trasportava cenere. Un carico che ha insospettivo le forze dell’ordine.

Da qui sono iniziati i controlli e le verifiche. La polvere era prodotta dalla combustione di legna da due impianti di cogenerazione di Lasa e Versciaco. Le due società altoatesine coinvolte nell’inchiesta sono la Laaser Eyrser Energiegenossenshaft Leeg e la Versciaco srl di Versciaco. Ma anche la società austriaca Syncraft GmbGH e la società croata Krizevci Produkt. Quello che è stato scoperto è che la cenere non era trattata come un rifiuto da smaltire, ma era venduta appunto alla ditta austriaca. L’impresa poi trasportava la cenere in Serbia e in Croazia. La polvere qui veniva trasformata in bricchette per barbecue.

Le ceneri decadenti che venivano trasformate all’estero contenevano idrocarburi e diossine. Sostanze altamente dannose per la salute, addirittura cancerogene. Per essere compatta la polvere veniva unita con plastica e sostanze chimiche, non ecologiche, trasformate con pressofusione. Quello che i produttori ottenevano era un oggetto simile a una saponetta che veniva poi venduto, in Svizzera, Germania e in tutta Italia, con false certificazioni.