Campi Liberi

mercoledì 13 Maggio, 2026

Gabriele Santoro e le ferite mai chiuse di Srebrenica (trent’anni dopo). «La guerra lascia solo rovine e ossa da assemblare»

di

«Nessun’altra casa» ricostruisce il mosaico di vite spezzate dal genocidio: un viaggio tra le storie dei figli nati dagli stupri e il coraggio di chi sfida il negazionismo lungo la Drina
A luglio del 1995, in meno di una settimana, oltre 8000 uomini bosgnacchi (mussulmani bosniaci) vengono sterminati dalle truppe serbo-bosniache del generale Ratko Mladić, che violano la zona protetta dall’Onu. Cosa ha significato sopravvivere a quello che, nel 2007, anche la Corte Internazionale di Giustizia ha riconosciuto come un «genocidio»? Quali ricordi e rimossi, oggetti e immagini, conserva di «prima» chi resta? Quale posto potrà dirsi ancora casa? Sono domande ingombranti a cui prova a rispondere Gabriele Santoro nel suo ultimo libro «Nessun’altra casa. Memorie lungo la Drina trent’anni dopo Srebrenica» (Del Vecchio 2025). «Alla fine di una guerra restano soltanto le tessere del mosaico andato...

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