Il caso

domenica 10 Maggio, 2026

Cadine, cantiere Itea fermo da mesi: «Piove in casa e viviamo tra degrado, topi e paura»

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La denuncia dei residenti della palazzina di via Coltura a Cadine: lavori bloccati, infiltrazioni, fili elettrici scoperti e problemi di sicurezza. «Siamo esasperati, nessuno ci dà risposte»

«Sono due anni che viviamo in condizioni difficili: ci piove in casa. Fuori ristagna l’acqua, ci sono fili elettrici penzolanti e nei giardini ancora i bagni chimici tra topi e sporcizia. L’odore acre». È la denuncia di una parte di residenti della palazzina Itea di via Coltura, a Cadine, alle prese con un cantiere iniziato a settembre 2024 e interrotto a giugno 2025.

Tra loro ci sono Albina Benedetti, Roberto Segata, Maria Tiziana Nardelli e Alessandro Caldini che si fanno portavoce di una gran parte dei condomini, «esasperati» e «arrabbiati». Dagli uffici di Itea fanno sapere che i lavori sono stati rallentati da alcune difficoltà incontrate dalla ditta appaltatrice e che ora il cantiere «dovrebbe riprendere il 21 maggio».

Il progetto prevedeva interventi di ristrutturazione, efficientamento energetico e manutenzione del complesso residenziale di 48 appartamenti. Dopo la demolizione delle passerelle di accesso alle abitazioni e di una parte di scale, la rimozione delle coperture, l’applicazione del cappotto e la sostituzione dei serramenti, la palazzina è allo stato di abbandono.

«In alcuni appartamenti c’è tanta umidità. Quando piove non mancano le infiltrazioni — raccontano — Sul soffitto ci sono grosse chiazze gialle. L’intonaco che si scrosta», riferiscono i residenti infuriati.

All’esterno la situazione è peggiore. Le passerelle in cemento fuori dagli appartamenti, quelle che portano da un piano all’altro, sono senza copertura. Mancano alcune grondaie. L’acqua piovana scende vicino agli ingressi e, capita, «salti la luce». Poi, ci sono problemi di sicurezza generale.

«Qui ci sono anche bambini — spiegano — Non possiamo farli uscire di casa senza la paura di quello che può accadere. C’è ruggine e poca igiene. Le ringhiere non ci sono e le scale solo pericolose».

Complicata anche l’accessibilità. «Qui abitano tanti anziani e anche persone fragili. Gli spazi sono ridotti e complicati. Ci sono i tubi metallici per ponteggi abbandonati nel giardino al piano terra — continuano — Un nostro vicino, trapiantato di cuore, durante l’inverno è stato portato giù dalle scale in sedia a rotelle dai soccorritori. A fatica».

Ad aumentare il malcontento, poi, c’è l’incertezza dei tempi. «Quello che fa più arrabbiare è il silenzio. Nessuno fornisce spiegazioni — sostengono — Abbiamo provato più volte a contattare Itea, senza avere risposte. Il consigliere provinciale Filippo Degasperi ha fatto anche un’interrogazione facendosi carico del nostro problema. Qui, però, è tutto fermo».

Tra i timori più forti c’è quello legato anche alle scadenze del Piano nazionale di ripresa e resilienza. «I lavori sono fatti con i soldi del Pnrr — concludono — Se i termini scadono il 30 giugno, cosa succede se il cantiere resta fermo? Chi paga? Abbiamo paura di rimanere in queste condizioni».

Tra i residenti c’è chi vive da quarant’anni nel complesso. «Chiediamo solo una risposta chiara: questa palazzina la sentiamo nostra. Ce ne prendiamo cura — concludono — Non ce la facciamo più a vivere nel degrado».