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martedì 5 Maggio, 2026

Il cane di Michele Serra ucciso dai lupi: «È stata una predazione istantanea. Servono più tutele per chi vive in montagna»

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Il giornalista: «Osso era un cane fragile. Mi sento di aver pagato un tributo alla natura»

«Non si può vivere qui, me ne vado».  È stata questa la prima reazione di Michele Serra, giornalista e scrittore, dopo la morte del suo cane Osso, sbranato da un branco di lupi a pochi metri dalla sua abitazione sull’Appennino, in provincia di Piacenza. Una vicenda che ha scelto di raccontare nella newsletter Ok Boomer! de Il Post, dove Serra ha ricordato come l’animale, già scampato a un attacco due anni fa, questa volta non abbia avuto scampo.

«La predazione è stata istantanea e implacabile», ha spiegato il giornalista, ripercorrendo quanto accaduto la sera del primo maggio, quando il cane si era allontanato fino ai confini del campo vicino casa.

«Un tributo alla natura»

La perdita ha lasciato un segno profondo. «Mi sento come uno che ha pagato un tributo alla natura: meravigliosa, ma dura», ha confidato Serra, sottolineando la complessità della vita in montagna, fatta di bellezza ma anche di rischi concreti. La tentazione di lasciare tutto è stata forte, ma alla fine ha prevalso la scelta di restare: «Non lo farò. Come non lo fanno quelli che restano per passione e orgoglio».

Questioni di convivenza

Al centro della riflessione dello scrittore c’è il tema, sempre più attuale, della convivenza tra uomo e fauna selvatica, in particolare con il lupo. «Il recupero della specie è stato un successo straordinario – osserva Serra – ma oggi pone un nuovo problema: gli esemplari sono molti e fanno il loro mestiere di predatori».

Quando la selvaggina scarseggia, infatti, gli attacchi si spostano su animali domestici e da allevamento. Una situazione che, secondo Serra, non può essere affrontata solo con misure difensive: «Se la risposta è “recintate tutto e chiudete i cani in casa”, allora qualcosa non funziona».

«Più tutele per chi vive in montagna»

Il giornalista richiama il ruolo fondamentale di chi abita e lavora nelle aree montane: cura del territorio, prevenzione del dissesto, gestione dei boschi. «E poi gli si chiede di vivere barricati?», si domanda, ricordando come, solo il giorno prima dell’attacco al suo cane, lo stesso branco avesse ucciso sei pecore di un vicino. Episodi simili, aggiunge, si sono ripetuti anche nelle settimane precedenti.

Gestire la presenza dei lupi

Pur dichiarandosi «un fan del lupo», Serra insiste sulla necessità di trovare un equilibrio: «Confondere la tutela della specie con quella di ogni singolo individuo è un errore». Il nodo, secondo lui, è la gestione del numero degli esemplari e del loro rapporto con il territorio.

«Se il problema non viene governato – avverte – le persone reagiscono da sole, spesso nel modo sbagliato. Le autorità devono intervenire per evitare soluzioni illegali e brutali». Una domanda resta aperta: «Il numero dei lupi in alcune aree è equilibrato o eccessivo? E, se è eccessivo, cosa fare?».

«Un cane fragile»

Prima di ogni riflessione, però, resta il dolore personale. «Osso era uno dei miei tre cani, forse il più fragile», racconta Serra. «L’avevo trovato quasi moribondo, abbandonato dai cacciatori. È arrivato fino a casa mia ed è diventato parte della famiglia. Era uno di noi».

Una storia che riporta al centro del dibattito il delicato equilibrio tra tutela della biodiversità e sicurezza delle comunità locali, in un contesto dove natura e presenza umana convivono ogni giorno, non senza difficoltà.