domenica 3 Maggio, 2026
La Provincia prende tempo sulla quotazione di Dolomiti Energia. E la politica si divide
di Donatello Baldo
L'assessore Gottardi: «Serve un confronto ma Trento e Rovereto si chiariscano». Allarme di Kaswalder che denuncia «i rischi di un’operazione pericolosissima». Timori della Lega e di FdI
«Prudenza». A differenza dei manager di Dolomiti Energia, e dei sindaci di Trento e di Rovereto Franco Ianeselli e Giulia Robol, la politica trentina, di destra e di sinistra, non parte in quarta rispetto alla prospettiva di una quotazione in Borsa della multiutility trentina. E nemmeno la Provincia, che è il terzo grande socio pubblico, sembra aver già preso una posizione: «Serve un dibattito che coinvolga tutto il Trentino perché si tratta di una scelta strategica fondamentale, dibattito scevro da ideologismi», dice l’assessore all’Energia Mattia Gottardi.
I timori di Kaswalder
«La vendita del tesoro blu dei trentini sta per compiersi nell’assordante silenzio di una politica prona ai poteri forti», dice l’autonomista Walter Kaswalder. Lui è contrario alla quotazione: «Uno schiaffo definitivo a un popolo che sull’autogestione delle proprie risorse ha costruito la sua identità. Chi oggi spinge per portare la nostra principale società pubblica nel tritacarne della finanza speculativa sta tradendo il Trentino». Denuncia quindi «i rischi di un’operazione pericolosissima». E spiega: «Oggi assistiamo a una politica aziendale che, anziché difendere i confini patrimoniali della nostra terra, sembra voler applaudire le grandi multinazionali e i fondi d’investimento che hanno già mostrato in passato una fame insaziabile per i ricavi della nostra società pubblica». E ancora: «Quotarsi in Borsa significa consegnare le chiavi di casa nostra a soggetti che rispondono solo al dividendo e mai al bene comune o al territorio». E l’esortazione: «Fermatevi, finché siete in tempo».
Lega: «Serve linea condivisa»
Per la Lega parla il capogruppo Mirko Bisesti, che è anche vicepresidente della Commissione su Dolomiti Energia: «Il tema è già emerso in sede informale: abbiamo sempre parlato di voci non ancora ufficializzate. Personalmente — afferma — ritengo sbagliato che la politica rincorra scelte già maturate altrove. Su un passaggio di questo tipo serve invece una linea chiara e condivisa, a partire dalla Provincia, prima ancora che dai territori di Trento e Rovereto». E aggiunge: «In maggioranza non abbiamo ancora affrontato formalmente la questione, ma credo sia prioritario aprire un confronto vero e consapevole: parliamo di un settore strategico per il nostro territorio».
FdI: «Non a tutti i costi»
Anche Fratelli d’Italia va con i piedi di piombo, anche se non c’è alcuna contrarietà preconcetta. «Per ora — afferma il capogruppo meloniano Daniele Biada — posso esprimere una posizione di prima analisi a seguito del confronto fatto solo con la presidente del partito Francesca Gerosa.
Non siamo contrari alla possibilità di quotazione, purché questa non sia a tutti i costi. Una quotazione infatti — sottolinea Biada — impone degli standard qualitativi, di gestione e di risultati, che possono essere una scossa positiva. Può quindi essere da stimolo enorme a migliorare. Ma secondo noi — aggiunge — ci devono essere alcune condizioni irrinunciabili».
Queste: «Un disegno strategico di sviluppo chiaro a monte e non deve essere fatta nell’interesse di qualche realtà privata che vuole monetizzare. Si deve riservare una quota più ampia possibile ai residenti trentini — continua il capogruppo — perché Dolomiti Energia è un asset strategico che il Trentino non può rischiare di perdere».
Serve confronto generale
La Lista Fugatti è forse la realtà più possibilista: «Il nostro gruppo è favorevole — afferma la capogruppo Antonella Brunet — con le solite cautele per il sistema trentino e la catena di controllo salda in mano locale».
Se questa possa essere la posizione di Spinelli, che è il riferimento della lista, non si sa. Ma per la giunta, ufficialmente, parla l’assessore Mattia Gottardi, che ha la delega all’Energia: «Stiamo valutando, si devono valutare i pro e i contro dell’operazione. Non c’è una posizione aprioristica, ma allo stesso tempo chiediamo un po’ più di chiarezza ai Comuni di Trento e Rovereto rispetto a una posizione che avevano inizialmente preso e che ora sembra essere messa in dubbio». E aggiunge: «Stiamo in ogni caso parlando di un bene superiore, di un bene pubblico, il ragionamento va fatto con tutto il sistema dei comuni, a livello di maggioranza ma anche di confronto con la minoranza. Alla ricerca di una posizione unitaria, perché se si dovrà decidere di affrontare il mercato conviene essere uniti e convinti».
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