I numeri
lunedì 23 Marzo, 2026
La grande sete del Trentino: ogni giorno servono 726 litri di acqua potabile per abitante
di Redazione
La provincia autonoma quarta in Italia per uso degli acquedotti (che vengono promossi dai residenti)
Ogni giorno, mediamente, un trentino utilizza 726 litri di acqua potabile (nel 2024). Una cifra piuttosto elevata che colloca la provincia di Trento al quarto posto nella classifica nazionale del prelevato per uso potabile, dietro a Molise (1.723 litri), Basilicata (1.456 litri) e Valle d’Aosta (1.027 litri). Mentre la provincia di Bolzano registra valori più bassi, 433 litri pro capite. È quanto emerge dalle statistiche dell’Istat pubblicate in occasione della Giornata mondiale dell’acqua il 22 marzo.
Un dato che va letto, però, insieme ad altri due indicatori. Allo stesso tempo, infatti, il Trentino – insieme all’Alto Adige – registra la più bassa percentuale di famiglie che non si fidano a bere l’acqua del rubinetto: appena il 2,7% (in Alto Adige addirittura l’1%), contro una media nazionale del 29,9%. Poche anche le famiglie che lamentano irregolarità nell’erogazione dell’acqua: solo l’1,4%, contro una media del 10,2%. Inoltre il Trentino è secondo solo all’Alto Adige (66%) per il livello di soddisfazione del servizio idrico comunale: il 49,7% delle famiglie allacciate alla rete idrica si dice «molto soddisfatto». Il 39,8% si dice «abbastanza soddisfatto», il 2,6% «poco soddisfatto» e solo lo 0,4% delle famiglie trentine si dichiara «per niente soddisfatto».
Ampliando lo sguardo sull’intero territorio nazionale, nel 2024 sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile: il livello più basso degli ultimi 25 anni e il 3,0% in meno rispetto al 2022. L’Italia si conferma da oltre vent’anni il Paese Ue che preleva più acqua dolce per uso potabile, superando nettamente Francia e Germania. Il primato si accompagna a un forte ricorso alle acque sotterranee. Anche in valori pro capite l’Italia, con 150 metri cubi annui per abitante, è ai vertici europei e seconda solo all’Irlanda. Nel 2024, i residenti coinvolti da misure di razionamento dell’erogazione dell’acqua nei capoluoghi di provincia e città metropolitana sono oltre un milione (5,8% della popolazione), in aumento rispetto ai 760mila dell’anno precedente (4,3% nel 2023), e i Comuni coinvolti salgono da 14 a 17. Le criticità riguardano soprattutto il Mezzogiorno e, in particolare, la Sicilia.
Nel 2023, quasi 19 milioni di metri cubi di acque minerali naturali sono state prelevate a fini di produzione (+0,2% rispetto al 2022), di cui oltre la metà al Nord (53,7%) e il 22,9% al Sud. Nel 2023 la produzione di beni e servizi per la gestione delle acque reflue e dell’acqua è pari a 15 miliardi a prezzi correnti (+0,5% rispetto al 2022) e genera un valore aggiunto di 6,2 miliardi (-1,3% rispetto al 2022), pari allo 0,3% del Pil italiano. Il 95% del valore della produzione riguarda beni e servizi per la depurazione delle acque reflue e il rimanente 5% le attività finalizzate a rendere efficiente il prelievo di acqua, ridurre le perdite nella distribuzione e preservare lo stock di risorse idriche. Nel 2023, la spesa per servizi di gestione delle acque reflue è pari a 13,5 miliardi a prezzi correnti (+1% rispetto al 2022).
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