Economia

sabato 21 Marzo, 2026

Anche in Trentino il taglio delle accise frena i rincari: il diesel scende a 1,99 euro ma la crescita è del 14% in un mese

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Malgrado il calo le associazioni dei consumatori e di categoria lanciano l'allarme: bollette quadruplicate per i panificatori e inflazione record colpiscono famiglie e imprese del territorio

Ieri mattina in Trentino il prezzo medio del diesel alla pompa era di 1,989 euro al litro, circa 14 centesimi in meno del record dell’altro giorno a 2,124 euro, ma ancora il 14% in più di un mese fa, quando era a 1,741 euro al litro. La benzina è scesa a 1,743 euro al litro ma è ancora nettamente sopra gli 1,685 euro del 20 febbraio. Gli effetti del taglio delle accise deciso dal governo si vedono, ma sono ancora limitati. Dovevano essere 25 centesimi in meno su benzina e diesel e 12 sul Gpl per 20 giorni, ricorda Federconsumatori del Trentino, ma il beneficio reale è modesto: circa 14,60 centesimi ad automobilista. «Un sollievo temporaneo che non incide sulle cause strutturali dei rincari. Un intervento di pochi giorni non basta. Servono misure strutturali: ridurre l’Iva sui beni di largo consumo e cancellare il meccanismo che applica l’Iva anche sulle accise dei carburanti».

Intanto l’esplosione dei costi energetici rischia di mettere in seria difficoltà molte aziende trentine della panificazione. «Siamo un settore – spiega il presidente Emanuele Bonafini – per il quale la spesa energetica è una voce importante nei bilanci delle aziende. Aumenti come quelli di marzo sono insostenibili. Sono stati documentati casi in cui le bollette di luce e gas sono quadruplicate, passando ad esempio da circa 2.400 euro a oltre 11.000 euro mensili per medie strutture produttive». Da non sottovalutare, inoltre, benzina e gasolio che pesano sulla logistica distributiva nonché i costi di produzione e trasporto delle farine e dei cereali che contribuiscono a far lievitare il costo di produzione del pane.

Maurizio Zeni della segreteria Uil pensionati e Walter Alotti, dell’Adoc Trentino, dal canto loro, ricordano che gli aumenti dei costi energetici di questi giorni si sommano alla «fiammata olimpica» dell’inflazione di febbraio (Il T di mercoledì). Tra i dati che preoccupano, l’aumento dei prezzi dei servizi di cura ambulatoriale, dopo l’aumento delle rette delle case di riposo, e gli incrementi di affitti e prezzi delle case. «Il mondo della politica non può certo risolvere il problema, ma può dare un sostanziale contributo nell’affrontarlo: identificando, ad esempio, a livello locale, negli strumenti urbanistici aree da destinare all’edilizia pubblica o alla prima casa privata in forma di cooperativa edilizia».