L'addio
sabato 21 Marzo, 2026
Il mondo della pallavolo trentina è in lutto: addio a Fabrizio «Bicio» Margoni, allenò la Marzola dei miracoli
di Redazione
Aveva 64 anni: è deceduto dopo una lunga malattia
Lutto nel mondo dello sport trentino per la scomparsa di Fabrizio Margoni, conosciuto da tutti come “Bicio”, morto all’età di 64 anni. A ricordarlo è il cugino José Mario Margoni, che ne ha ripercorso la carriera e il profondo legame con la pallavolo. Margoni è morto dopo una lunga malattia.
Margoni si avvicinò a questo sport durante gli anni delle scuole medie alle Pedrolli di Gardolo, grazie all’insegnamento del professor Franco Larentis. Dopo i primi successi nei campionati studenteschi, entrò con un gruppo di amici nella società del CUS Trento, dove fu seguito dal professor Giorgio Battisti, figura centrale nella sua formazione tecnica.
Il gruppo proseguì poi l’esperienza sportiva con la società Marzola di Povo, ottenendo risultati di rilievo anche a livello nazionale. Tra i traguardi più importanti, il secondo posto alle finali nazionali Allievi del 1978 a Pomigliano d’Arco e la qualificazione alle finali nazionali Juniores del 1980 a Torino, dove la squadra conquistò un significativo sesto posto.
In campo, Margoni si distingueva nel ruolo di palleggiatore per tecnica, intelligenza e fantasia di gioco. Con il Marzola raggiunse la serie B, che all’epoca rappresentava il secondo livello della pallavolo italiana.
Gli impegni lavorativi lo portarono a interrompere presto la carriera agonistica, ma non il suo impegno nello sport. Continuò infatti come allenatore, ricoprendo il ruolo di vice in serie B con la Giovanni XXIII di Rovereto nella stagione 1986-1987, per poi proseguire l’attività negli anni successivi anche con altre realtà del territorio.
Collaborò inoltre con l’allenatore Michele Mariotto in diverse esperienze, tra cui San Giorgio, Alta Valsugana e Molveno, contribuendo alla crescita di numerose atlete.
Chi ha avuto modo di lavorare con lui lo ricorda come una persona competente e appassionata, capace di trasmettere valori sportivi e umani. Le giocatrici che ha allenato lo hanno sempre stimato e gli hanno voluto bene, un affetto che Margoni ha saputo ricambiare con sincerità lungo tutto il suo percorso.
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