Ricerca
lunedì 2 Marzo, 2026
Acquacoltura di montagna e sostenibilità: progetto Astro da 13 milioni per salvare la filiera ittica del Trentino
di Redazione
Dalla bioraffineria "zero sprechi" al salvataggio del Carpione del Garda: la collaborazione tra Fondazione Edmund Mach, Università di Bologna e Astro punta su innovazione e precisione
Rendere più sostenibile, innovativa e competitiva l’acquacoltura di montagna, settore di nicchia ma strategico per i territori alpini, è l’obiettivo del progetto di filiera “Competitività e sostenibilità dell’acquacoltura di montagna”. L’iniziativa è coordinata da Astro con la collaborazione tecnico-scientifica della Fondazione Edmund Mach (FEM) e dell’Università di Bologna per il filone della ricerca.
Nei giorni scorsi, presso la Sala Conferenze del Palazzo della Ricerca e della Conoscenza, ricercatori, tecnici e rappresentanti della filiera si sono confrontati sui risultati raggiunti nei primi due anni di attività e sulle azioni previste per la fase finale del progetto.
«Il progetto di filiera» ha spiegato nel saluto di apertura Diego Coller, direttore di OP Astro «nasce per sostenere un comparto che opera in ambienti di elevato valore ecologico e che oggi si trova ad affrontare sfide complesse: aumento dei costi, necessità di ridurre gli impatti ambientali, richiesta di maggiore efficienza produttiva e di innovazione tecnologica». «All’interno del progetto» ha aggiunto il sostituto direttore generale Maurizio Bottura «la Fondazione Edmund Mach svolge un ruolo scientifico di primo piano, con attività che collegano direttamente laboratorio, territorio e imprese».
Uno dei filoni più significativi della parte di ricerca, finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, riguarda il Carpione del Garda (Salmo carpio), specie ittica endemica e a rischio di estinzione ma di elevato pregio alimentare. I ricercatori FEM stanno approfondendo gli aspetti biologici e genetici della specie per sviluppare protocolli di allevamento standardizzati e sistemi di tracciabilità genetica. L’obiettivo è rendere possibile una produzione controllata che risponda al mercato senza aumentare la pressione sulla popolazione selvatica.
Un altro ambito chiave è la qualità delle acque. FEM utilizza un approccio multidisciplinare che integra metodi tradizionali con tecniche innovative basate sul DNA ambientale (eDNA) per analizzare lo stato ecologico dei corsi d’acqua collegati alla troticoltura. Questi studi permettono di valutare gli impatti e mettere a punto strumenti per la certificazione ambientale.
Grande attenzione è dedicata anche all’acquacoltura di precisione. Attraverso l’analisi dei dati, modelli predittivi e tecniche di machine vision applicate alle vasche, è possibile migliorare l’alimentazione e il benessere animale, riducendo sprechi e impatti. Infine, il progetto affronta la valorizzazione degli scarti organici in un’ottica di economia circolare, studiando processi per recuperare farine proteiche e oli.
Il progetto di filiera prevede investimenti per circa 13 milioni di euro. Il 65% delle risorse è destinato a investimenti produttivi nelle pescicolture trentine, il 18% alla Ricerca & Sviluppo e il 17% alla trasformazione. La quota principale di quest’ultima area finanzierà la realizzazione presso ASTRO di una bioraffineria capace di recuperare tutti i by-product della lavorazione. Questo sistema “zero sprechi” permetterà di reimmettere nella filiera prodotti a base di olio e farina di trota sia per l’alimentazione umana (food) che per quella animale (feed).
la ricerca
Predisposizione genetica ed esposizione a traumi infantili: ecco cosa influenza la salute mentale
di Redazione
Uno studio del Centro Mente e Cervello (Cimec) dell’Università di Trento e dell'Istituto di Neuroscienze del Cnr di Pisa: «Stress e abusi abituali creano una doppia vulnerabilità che incide sul comportamento»
il bilancio
Trentodoc Festival chiude la quinta edizione con 12mila presenze e 170 appuntamenti. L’assessora Zanotelli: «Così rafforziamo l’offerta enoturistica»
di Redazione
Particolarmente significativa è la crescita delle esperienze nelle cantine e nei luoghi di produzione: erano 37 nella prima edizione, oggi sono 130
economia
Un contribuente trentino su tre paga l’80% dell'Irpef. E oltre il 30% dei residenti non dichiara redditi
di Simone Casciano
Il rapporto di Itinerari Previdenziali usa toni netti: «Siamo evasori? Sì, ma è lo stesso Stato il “promotore” del nero, che ha basato le sue politiche su un falso “sogno” incentrato sul pericolo binomio “meno dichiari e più avrai dallo Stato” il cui asse portante è l'Isee»