Italia

mercoledì 18 Febbraio, 2026

«Probabilità di riuscita sotto il 10%». Il comitato dei medici dice no a un nuovo trapianto per il bambino di Napoli

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L'ultimo aggiornamento sul caso del piccolo di due anni che non aveva ricevuto il cuore a causa di un errore durante il trasporto da Bolzano

Si è conclusa con un parere negativo la riunione dell’Heart Team convocata all’Ospedale Monaldi di Napoli per valutare la possibilità di un nuovo trapianto di cuore sul bambino di due anni e mezzo al quale, lo scorso dicembre, era stato impiantato un organo poi risultato danneggiato.

Il consulto collegiale, iniziato poco dopo mezzogiorno di mercoledì 18 febbraio, ha riunito esperti provenienti dalle principali strutture italiane che si occupano di trapianto cardiaco pediatrico. L’obiettivo era duplice: stabilire se il piccolo fosse effettivamente trapiantabile e valutare eventuali terapie alternative al reintervento.

In una nota ufficiale, l’Azienda Ospedaliera dei Colli ha comunicato l’esito della valutazione: «Si è concluso il consulto tra esperti provenienti dalle principali strutture sanitarie del Paese che si occupano di trapianto di cuore pediatrico. Alla luce delle valutazioni effettuate al letto del paziente e sulla base degli ultimi esami strumentali, si è stabilito che le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto». La direzione strategica ha informato il Centro Nazionale Trapianti ed espresso vicinanza alla famiglia, già aggiornata sull’esito.

La decisione arriva dopo ore di attesa e speranza. Nella serata precedente era stata segnalata la disponibilità di un nuovo cuore compatibile, ma la valutazione clinica ha portato alla conclusione definitiva: il bambino non può affrontare un secondo intervento.

All’Heart Team hanno partecipato i referenti di quattro strutture di eccellenza: l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, centro di riferimento europeo per i trapianti pediatrici, l’Azienda Ospedaliera di Padova, l’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo e l’Ospedale Regina Margherita di Torino. Il pool di specialisti, organizzato anche con il supporto dell’Ospedale Santobono Pausilipon, ha visitato il bambino con l’intento di valutare «anche ulteriori trattamenti terapeutici in aggiunta al trapianto».

All’esterno dell’ospedale, nel primo pomeriggio, l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, aveva spiegato che «il bambino è sveglio» e che nella sua stanza era presente «tutto il team dei luminari per valutare la situazione». La madre, aveva precisato, era rimasta fuori durante la visita per evitare di agitare il piccolo.

Il legale aveva inoltre riferito che le possibilità di riuscita dell’eventuale intervento erano stimate intorno al 10% e che, secondo quanto appreso, l’unico cardiochirurgo disponibile a operare nuovamente il bambino sarebbe stato lo stesso che aveva eseguito il primo trapianto. «La mamma su questa scelta è d’accordo», aveva aggiunto, sottolineando anche che, indipendentemente dal parere degli esperti riuniti al Monaldi, sarebbe stato comunque necessario il via libera del Centro Nazionale Trapianti.