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mercoledì 18 Febbraio, 2026
Referendum Giustizia, le Acli Trentine scelgono il «No»: «Riforma inefficace e pericolosa per la democrazia»
di Redazione
L'associazione aderisce ai comitati per il rigetto della legge costituzionale in vista del voto del 22 e 23 marzo. Sotto accusa il metodo del Governo e i rischi per l'autonomia dei magistrati: «Sulla Costituzione servono proposte condivise, non imposizioni»
Le Acli Trentine hanno ufficializzato la propria posizione in vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, annunciando l’adesione ai comitati per il «No». La decisione, formalizzata attraverso una mozione approvata dal Consiglio provinciale, dà il via a una serie di iniziative territoriali finalizzate a stimolare un dibattito informato su temi giudicati centrali per la tenuta democratica. L’associazione sottolinea come la riforma presenti «criticità rilevanti», a partire da un’iniziativa che «proviene esclusivamente dal Governo e non dal Parlamento», al quale sarebbe stato impedito di apportare modifiche al testo.
Richiamando il pensiero di Piero Calamandrei, la mozione evidenzia la necessità che in materia costituzionale l’esecutivo non interferisca, lasciando alle Camere il compito di elaborare proposte condivise. Le Acli rilevano inoltre il rischio che un cambiamento di questo tipo miri unicamente «all’indebolimento dell’autonomia della magistratura, senza incidere nel concreto sui tempi della giustizia e sul giusto processo». Viene inoltre contestata la scelta di non far slittare la data del voto nonostante la nuova proposta referendaria sottoscritta da oltre 500.000 elettori, una circostanza che secondo l’associazione «avrebbe dovuto prevedere un margine temporale maggiore per il dibattito e l’informazione».
Entrando nel merito del quesito, le Acli definiscono la riforma «inefficace rispetto ai reali problemi della giustizia». Viene osservato come la separazione delle carriere sia «di fatto già prevista dal nostro ordinamento» e che i passaggi tra funzioni siano statisticamente trascurabili, essendo inferiori all’1% annuo. Il timore principale riguarda l’indipendenza dell’ordine giudiziario: la divisione dell’attuale CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) e l’introduzione del sorteggio per i membri laici farebbero presagire il rischio di «una maggiore ingerenza della politica nell’amministrazione della giustizia».
In conclusione, la mozione boccia la struttura della riforma anche sul piano organizzativo, sottolineando come dall’unico CSM attuale si passerebbe addirittura a tre nuovi organismi, con una conseguente «moltiplicazione di sedi, di personale e di risorse per il loro funzionamento». Per queste ragioni, le Acli Trentine scelgono di schierarsi per il rigetto della legge, pur invitando tutta la cittadinanza a «partecipare responsabilmente al voto al di là degli schieramenti e delle opinioni che si confrontano».
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