Italia

martedì 17 Febbraio, 2026

Bambino in attesa di trapianto, le ipotesi della procura di Napoli: «Il ghiaccio che ha danneggiato il cuore? È stato fornito da Bolzano»

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Il piccolo è tenuto in vita dalle macchine: molti luminari si sono interessati al suo caso

Il ghiaccio secco che avrebbe danneggiato il cuore trapiantato a un bambino di due anni e tre mesi sarebbe stato fornito dall’Ospedale San Maurizio all’équipe del Ospedale Monaldi. È questo uno dei punti centrali dell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Napoli, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, con l’aggiunto Antonio Ricci e il sostituto Giuseppe Tittaferrante.

A Napoli si procede per lesioni colpose gravissime: sei tra chirurghi, medici e paramedici della struttura partenopea risultano iscritti nel registro degli indagati per le fasi di espianto a Bolzano, confezionamento dell’organo, trasporto e successivo trapianto. Parallelamente, anche la Procura della Repubblica di Bolzano ha aperto un fascicolo, dopo la denuncia presentata da Federconsumatori Napoli, ipotizzando al momento contro ignoti il reato di responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Le due Procure stanno coordinando le attività investigative, affidate ai carabinieri del Nas di Napoli e Trento.

Tra gli atti acquisiti figurano documentazione clinica e cartelle mediche; a Napoli è stato sequestrato anche il box-frigo utilizzato per il trasporto del cuore. Si tratta di un contenitore in plastica non di ultima generazione, che con ghiaccio tradizionale avrebbe mantenuto una temperatura di circa -4 gradi. L’ipotesi al vaglio è che invece sia stato impiegato ghiaccio secco, che si stabilizza a -80 gradi e che potrebbe aver abbassato eccessivamente la temperatura, compromettendo le fibre del muscolo cardiaco fino a renderlo inutilizzabile.

L’Azienda sanitaria dell’Alto Adige ha fatto sapere di collaborare «strettamente con le autorità» e di avere «piena fiducia nel loro operato», precisando che al momento non rilascerà ulteriori dichiarazioni. Intanto è stato ascoltato come persona informata dei fatti il cardiologo responsabile del follow-up post trapianto, dimessosi il 29 dicembre 2025, sei giorni dopo l’intervento fallito.

I legali della famiglia, Francesco Petruzzi e Angelo Riccio, sono stati ricevuti dal pubblico ministero, che ha giudicato «prematura» la richiesta di incidente probatorio per l’analisi dell’intero fascicolo medico. «Avremo però la possibilità di acquisire parte del fascicolo medico che non è sequestrata», hanno spiegato gli avvocati. La Procura di Napoli potrebbe ora nominare un pool di consulenti esperti in trapiantologia e cardiologia pediatrica per valutare procedure, linee guida e idoneità del kit di trasporto.

Sul fronte clinico, al capezzale del piccolo si sta costituendo un Heart Team con specialisti da tutta Italia. L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha coinvolto le professionalità dell’Ospedale Santobono Pausilipon e attivato una rete con i principali centri nazionali per il trapianto cardiaco pediatrico. Tra le strutture che parteciperanno alla rivalutazione congiunta figurano l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, centro di riferimento europeo, e l’Ospedale Infantile Regina Margherita.

Nonostante un quadro clinico definito di «grave criticità», i medici ritengono il bambino «ancora idoneo a permanere in lista trapianto». Ricoverato in coma farmacologico in Terapia Intensiva, il piccolo è sostenuto dall’Ecmo, la macchina per l’ossigenazione extracorporea a membrana che mantiene le funzioni vitali ma può comportare, nel tempo, danni agli organi interni. La priorità resta un secondo trapianto, accompagnato da una strategia terapeutica condivisa dal collegio di esperti nazionali.