Sanità

lunedì 16 Febbraio, 2026

Ecco la casa della comunità del Primiero: ospiterà otto ambulatori (tra cui cardiologia) e avrà dieci infermieri fissi

di

La nuova struttura servirà quasi diecimila abitanti (oltre ai turisti)

Anche il Primiero scrive una tappa importante nel percorso di ridefinizione della sanità territoriale trentina: con la presentazione di questa mattina a Tonadico è stata inaugurata la prima Casa della Comunità del Distretto est. Un presidio che avvicina i servizi socio sanitari ai cittadini e rafforza un modello di assistenza territoriale integrata, mettendo al centro, la persona, la famiglia e la comunità.

La Casa della Comunità di Primiero servirà i cittadini dei Comuni di Canal San Bovo, Imer, Mezzano, Primiero San Martino di Castrozza e Sagron Mis, per un totale di circa 9.500 abitanti. A questi si aggiungono le presenze turistiche, con una media giornaliera di quasi 3.000 persone tra turismo invernale nelle aree montane e turismo estivo prevalentemente nel fondovalle, caratterizzato anche da soggiorni prolungati e dalla presenza di numerose seconde case. La Casa della Comunità di Primiero rappresenta un caso particolare nel panorama provinciale: è infatti una struttura già consolidata da tempo, che ha richiesto solo interventi limitati, non finanziati dal PNRR, perché già coerente con i modelli organizzativi previsti dalla normativa nazionale sull’assistenza territoriale. Un presidio ancora più strategico considerando la distanza dai principali ospedali di riferimento — circa un’ora dall’ospedale di Borgo Valsugana e circa 40 minuti dall’ospedale di Feltre — che rende fondamentale disporre sul territorio di servizi sanitari e sociosanitari integrati.

Il Punto Unico di Accesso rappresenta la porta di ingresso ai servizi sanitari e sociali: accoglienza, orientamento, supporto amministrativo e valutazione dei bisogni permettono una presa in carico coordinata dei cittadini. Nella struttura operano i Medici di medicina generale organizzati in Aggregazione funzionale territoriale, un Pediatra di libera scelta e il servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica) per le ore serali, notturne e festive. Sono in sviluppo ulteriori progetti per ampliare l’accessibilità e le modalità di assistenza.

La struttura ospita anche diverse attività specialistiche ambulatoriali mediche e chirurgiche — tra cui cardiologia, pneumologia, neurologia, diabetologia, ortopedia, oculistica, ginecologia e odontoiatria. Sono inoltre attivi percorsi di teleconsulto tra medici di famiglia e specialisti. Dieci infermieri operano tra ambulatori, punto prelievi e assistenza domiciliare. Centrale sarà la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, orientata alla presa in carico dei pazienti cronici e alla promozione della salute. La struttura dispone di strumenti diagnostici come ECG ed ecografo e del punto prelievi attivo dal lunedì al venerdì. Sono allo studio ulteriori sistemi diagnostici rapidi per rafforzare la capacità di risposta territoriale. Attivo l’ambulatorio vaccinale per tutte le età, la consulenza per viaggiatori internazionali e programmi di screening oncologici e pediatrici. Sono inoltre sviluppate attività di educazione sanitaria e prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro. All’interno della struttura trovano spazio anche: il Consultorio familiare e il percorso nascita; il Centro di salute mentale, psicologia clinica e neuropsichiatria infantile; i servizi per le dipendenze, alcologia e antifumo; servizi riabilitativi territoriali; una postazione operativa di Trentino Emergenza 118 attiva 24 ore su 24.

La Casa della Comunità opera in stretta sinergia con la Comunità di Valle del Primiero per favorire l’integrazione tra sanitario e sociale, in particolare attraverso Spazio Argento, punto di riferimento per anziani e caregiver. Importante anche la collaborazione con le APSP del territorio: APSP San Giuseppe e APSP Valle del Vanoi. Tra gli obiettivi futuri c’è il rafforzamento della partecipazione della comunità locale attraverso tavoli di confronto tra professionisti sanitari, servizi sociali, enti locali, terzo settore e associazioni di cittadini, per sviluppare risposte sempre più aderenti ai bisogni reali della popolazione.

Ad intervenire per primo con un saluto ai sindaci e a tutti i presenti è stato il Presidente della Comunità di Primiero, Bortolo Rattin: «La sanità è un ambito particolarmente sentito dalla comunità e l’inaugurazione della Casa della Comunità di Primiero rappresenta prima di tutto un impegno verso le persone. Oggi inauguriamo una struttura, ma ciò che conta davvero sono i servizi e la capacità di rispondere concretamente ai bisogni dei cittadini, spiegando con chiarezza il percorso, le soluzioni e l’organizzazione messe in campo. La sfida ora è rafforzare la collaborazione tra tre attori fondamentali — azienda sanitaria, medici di medicina generale e servizi sociali — che insieme possono garantire un’assistenza più efficace e vicina alla popolazione. Come amministratori locali continueremo a impegnarci per una copertura medica sempre più ampia, con l’obiettivo di arrivare a una presenza sulle 24 ore: in un territorio distante dall’ospedale è fondamentale poter gestire sul posto i bisogni meno urgenti, alleggerire i pronto soccorso e offrire risposte tempestive, restando davvero vicini alla nostra gente».

«L’inaugurazione della Casa della Comunità di Primiero – ha evidenziato il direttore generale di Asuit Antonio Ferro – è il risultato di un percorso avviato già nel 2021 con l’obiettivo di portare i servizi sempre più vicino ai cittadini e di fare della “casa” il miglior luogo di cura possibile. Un percorso che si intreccia necessariamente con la riorganizzazione della medicina di famiglia: non più professionisti “isolati”, ma che lavorano in rete grazie alle Aggregazioni funzionali territoriali, per garantire continuità assistenziale. In questa struttura medici di famiglia, specialisti e servizi sociali possono collaborare in modo integrato, rispondendo ai bisogni di salute di una popolazione che in Trentino vive più a lungo, ma presenta bisogni sanitari crescenti, dove prevenzione e appropriatezza delle prestazioni diventano centrali. La sfida principale ora è organizzativa: costruire un “modello trentino” che concentri i servizi senza perdere la capillarità territoriale, mantenendo forti i presidi periferici e rafforzando l’assistenza domiciliare. Si tratta di un lavoro che continuerà nel tempo, con servizi costruiti sulle esigenze di ogni territorio in cui sorge la Casa della Comunità».