Politica
venerdì 13 Febbraio, 2026
Clara Marchetto, l’autonomista antifascista diventa un caso. Lollobrigida (FdI): «Era una spia». Il Patt: «Lettura fuorviante»
di Redazione
Per il ministro «Ha passato informazioni a uno stato straniero fino a mettere in pericolo la vita di tanti italiani». Autonomisti furibondi
Lo scontro sulla figura di Clara Marchetto, antifascista e prima donna eletta in consiglio regionale in Trentino Alto Adige supera i confini locali e approda a Roma, trasformandosi in un caso politico nazionale. Dopo le tensioni in Consiglio regionale, interviene il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che prende posizione a sostegno dell’assessora provinciale alla cultura Francesca Gerosa.
«Se non fosse gravissimo risulterebbe incredibile», scrive il ministro, criticando la scelta della Provincia di Trento di ricordare Marchetto. E rincara: «Decida anche solo di ricordare Clara Marchetto se non come spia condannata per aver passato informazioni a uno stato straniero (la Francia, ndr) fino a mettere in pericolo la vita di tanti italiani». Quindi il sostegno politico alla delegazione di Fratelli d’Italia «che proprio nel rispetto dell’autonomia difende i valori unificanti della nostra Repubblica».
La miccia si è accesa con la mozione “Ricordo di Clara Marchetto”, approvata in Consiglio regionale, che prevede la riabilitazione pubblica della sua figura e l’apposizione di una targa nella sede della Regione. Il documento chiede inoltre di promuovere uno studio scientifico e di riconoscere l’ingiustizia del 1948, quando Marchetto, prima donna eletta in Consiglio regionale, non poté assumere il mandato perché la condanna del 1940 risultava ancora valida.
Nel dibattito, Gerosa ha espresso prudenza: «La nostra firma in calce alla mozione è nel segno della collaborazione, ma non condivisibile in toto», sottolineando che prima sarebbe stato necessario «uno studio serio, approfondito e documentato» e solo dopo una valutazione politica.
Le sue parole hanno scatenato reazioni durissime dal centrosinistra. Per Lucia Maestri (Pd), in aula si è consumata «una pagina fra le più nere, in tutti i sensi», accusando Fratelli d’Italia di aver riconosciuto «la validità storica e politica delle sentenze del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato». Anche Filippo Degasperi (Onda) attacca: «L’assessora alla cultura che vota contro Clara Marchetto dovrebbe allarmare tutti» e ancora «Gerosa ci dice che “la storia va studiata”: è vero, ma è sicuramente lei che deve studiarla».
Intanto la vicenda divide il centrodestra. Il presidente della Provincia Maurizio Fugatti si schiera con i promotori della mozione: «La mozione è stata presentata dal capogruppo della Lega, gruppo al quale appartengo e quindi la condivido». Critiche anche da Claudio Cia (Forza Italia): «Le dichiarazioni di Gerosa in consiglio regionale sono state imbarazzanti» e «Non voglio essere associato a posizioni che macchiano l’intera coalizione». Gerosa respinge le accuse di revisionismo parlando di «strumentalizzazioni», sostenuta dal deputato Alessandro Urzì, secondo cui quella espressa è «la posizione dell’intero partito».
Sul fronte autonomista interviene con decisione il Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT), che respinge «una lettura fuorviante e ideologica» della vicenda. Il partito conferma «senza ambiguità» il proprio sostegno alla riabilitazione, chiarendo che non si tratta di una celebrazione acritica, ma del «riconoscimento politico e istituzionale di una donna che ha rappresentato una stagione fondamentale dell’autonomismo trentino».
Nel dibattito vengono richiamate anche le considerazioni di Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino, secondo cui il nodo centrale non sarebbe la ricerca di una presunta “purezza” biografica, bensì il fatto che una rappresentante eletta venne esclusa dal Consiglio regionale per una precisa contrapposizione politica.
La biografia
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