L'editoriale

martedì 10 Febbraio, 2026

L’oro di Lollobrigida e la sorellanza

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Non è solo un cronometro fermato a 3’54”280: il successo di Francesca Lollobrigida è la risposta potente a chi vede nella maternità un limite alla carriera. Dalla dedica al figlio Tommaso all'appello per una genitorialità condivisa, la campionessa trasforma il ghiaccio in uno specchio per tutte le lavoratrici

A volte accade qualcosa di irripetibile: un’immagine, un semplice gesto, poche parole sono talmente potenti che riescono a tessere una connessione universale tra esistenze apparentemente lontane, sparpagliate in un altrove che tale non è. Sono biografie simili, ma non lo sanno. Poi d’un tratto si vedono, si riconoscono, si toccano. E come per magia, seppur per pochi istanti, quella solitudine operosa si sgretola, ammorbidita dal balsamo della condivisione. Francesca Lollobrigida quel mezzo miracolo l’ha fatto, chiamando a sé l’attenzione di tante donne che in quella corsa in apnea verso il figlio Tommaso hanno rivisto le proprie, di corse. Non certo destinate a record olimpici, spesso banalmente orientate alla sopravvivenza quotidiana. L’asilo, l’influenza, il tempo sottratto, lo stress che deprime le intenzioni montessoriane. Ma nemmeno la neocampionessa olimpica s’è permessa di intestarsi una patente unica. Anzi: il suo messaggio, l’ha detto evitando fraintendimenti, proprio a tutte noi era rivolto. Vi vedo, fatico, fatichiamo allo stesso modo, vogliamo mollare, ma alla fine grazie a una rete che ci sostiene e funziona, la sottrazione di sé in funzione della maternità non è l’unica via.

Alla fine, Francesca Lollobrigida s’è posta come una di casa. Per il Trentino, dove si allena a Baselga di Pinè, di certo lo è. Sul ghiaccio sorrideva affrontando a razzo quei destabilizzanti 3.000 metri, chiudendo in accelerazione con il record olimpico di 3’54”280. Quel sorriso, forse, nasceva da un paradosso: la fatica esplicita dell’esercizio del corpo, nell’inedita vetrina domestica dei Giochi, era quasi modesta rispetto all’enorme carico pregresso. Cosa sarà pattinare in velocità dopo aver superato anni di gincane logistiche. Tutto sommato la stessa riflessione che ogni lavoratrice si concede al termine di una maratona mattutina, varcando le porte dell’ufficio. Quasi una vacanza concentrarsi sul lavoro.

Tommaso, sabato 7 febbraio, era sugli spalti. E dopo l’esultanza per l’oro più oro che ci sia, Lollobrigida è volata lì e a sua volta il suo piccolo dalla sua mamma. «Vedi, a cosa serviva?», pareva volesse dire al figlioletto la nostra campionessa. Sì, perché anche quando si cerca di tenere duro, tutelando la propria professionalità in un funambolismo che spesso annichilisce, la voglia di mollare incombe. E solo chi ha attorno a sé supporto, servizi e strumenti affronta le tempeste.

Francesca Lollobrigida l’ha esplicitato in un lungo post, prima ancora d’indossare la medaglia. Ha citato uno per uno chi ha riconosciuto che la genitorialità non è un affare solo delle mamme – Tommaso ha un papà presente, che ha per l’appunto fatto il papà. E ha misurato i sacrifici. Perché spesso l’economia avida misura solo le performance e si nutre di successi roboanti, fittizi, irreali. Quelli delle manager che tengono insieme tutto e ci spiegano che basta volerlo; quindi, seguendo il sillogismo, se non ce la fai a coltivare talento e maternità sei una fallita. Cretinerie. Chi mantiene serrati i ranghi fa una fatica titanica. Chi sceglie di fare un passo indietro non può fare altrimenti, per diverse ragioni. Alcune strutturali – i servizi di conciliazione sono ancora rudimentali – alcune culturali, alcune relative alle caratteristiche di un mestiere che non prevede decelerazioni.

Un esempio: nel giornalismo su carta, settore segnato dall’assenza di orari e dalla produzione notturna, spesso tante croniste di enorme talento hanno scelto altre strade. E quanto avrebbero potuto fare, quante qualifiche avrebbero ottenuto. Invece la presenza femminile, sempre più robusta nell’Ordine, nei ruoli di coordinamento evapora anche per colpa di una routine feroce nel consentire deroghe. L’esperienza del nostro quotidiano è forse un esempio che merita una menzione: nei tre anni e mezzo di vita de ilT Quotidiano sono nati sei bambini e un settimo meraviglioso innesto è in arrivo.

Non è facile per nulla, ma ambiente e supporto dei talenti sono centrali. E quando si scavalla momenti bui è bello sentirsi dire ciò che Francesca Lollobrigida ha detto a sé stessa e a tutte le donne: ce l’ho fatta, ce l’abbiamo fatta. «La vita del pattinatore italiano non è semplice – ha scritto nei suoi canali social – più di 250 giorni all’anno lontano da casa. Eppure, dopo tanti anni di carriera, rifarei tutto. Sempre. Ora voglio dire qualcosa a me stessa. A quella donna che ha vissuto una gravidanza continuando a sognare. A quella mamma che è tornata in gara allattando fino a 18 mesi, tra notti in bianco, stanchezza e valigie sempre pronte. A quella atleta che non ha mai perso un allenamento, che ha stretto i denti quando era dura e ha sempre scelto di sorridere, perché era serena, perché sapeva dove stava andando. A me stessa voglio dire: ce l’hai fatta».

Cara campionessa, hai fatto di meglio: ci hai fatte sentire comprese e quella fatica ricompensata l’abbiamo sentita insieme a te. Perché il valore della sorellanza è qualcosa che smuove il mondo.