Il report
martedì 3 Febbraio, 2026
Niente trasparenza e impianti abbandonati, Legambiente boccia le Olimpiadi: «E a Canazei c’è la funivia della vergogna, travolta dalla slavina e mai dismessa»
di Redazione
Nel mirino anche la pista da bob di Cortina, la cabinovia Apollonio - Socrepes
A pochi giorni dall’avvio dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, Legambiente lancia un giudizio netto sull’evento: Olimpiadi da bocciare, sia sul piano ambientale ed economico, sia per la scarsa attenzione riservata alla crisi climatica sull’arco alpino.
«Al di là dei valori sportivi intrinseci – afferma l’associazione – questi Giochi si basano su un modello di gestione territoriale miope e obsoleto». Nel mirino finiscono diverse opere infrastrutturali, da tempo contestate anche da associazioni e comunità locali: la nuova pista da bob di Cortina, la cabinovia Apollonio–Socrepes e le numerose infrastrutture stradali, privilegiate rispetto a quelle ferroviarie. Scelte che, secondo Legambiente, incidono non solo sull’ambiente ma anche sul portafoglio dei visitatori, a fronte del rincaro dei biglietti dei trasporti.
E tra i casi simbolo citati dall’associazione c’è quello della Bidonvia di Pian dei Fiacconi, sul massiccio della Marmolada, nel territorio di Canazei, ad appena 60 chilometri da Cortina. «L’impianto della vergogna – lo definisce Legambiente -. Chiusa nel 2019 e sventrata da una valanga nel 2020 non è mai stata smantellata. Ad oggi in quota rimane una struttura abbandonata e sventrata in un’area montana che è patrimonio Unesco. Inascoltato il gestore che proprio nel 2020 assieme alle associazioni ambientaliste aveva lanciato una petizione per far rimuovere tutte le tracce dei vicini impianti in disuso. Quell’impianto, che nel nostro report Nevediversa, annoveriamo tra i brutti casi simbolo di impianti dismessi, sia un monito per il futuro del turismo invernale in quota».
Su un territorio fragile e particolarmente esposto agli effetti del riscaldamento globale come quello alpino, l’associazione chiede un cambio di paradigma: adattamento climatico, turismo sostenibile e innovazione, al posto di grandi opere considerate invasive e poco lungimiranti.
Trasparenza sotto accusa
Le Olimpiadi non brillano nemmeno sul fronte della trasparenza. A evidenziarlo è l’ultimo rapporto della campagna di monitoraggio civico Open Olympics, promossa da Libera e a cui aderisce anche Legambiente. Secondo lo studio, solo 42 opere saranno concluse prima dell’inizio dei Giochi, mentre il 57% verrà terminato dopo, con l’ultimo cantiere previsto addirittura nel 2033, ben oltre le Olimpiadi invernali del 2030 in Francia.
Restano inoltre aperti diversi nodi: l’assenza dell’impronta di CO₂ per singola opera, nonostante la metodologia sia prevista dal CIO; la spesa complessiva dei Giochi, di cui non è chiaro chi stia coprendo gli incrementi; e la questione dei subappalti, per i quali sono visibili i nomi ma non i valori economici, rendendo impossibile l’incrocio automatico dei dati con la piattaforma ANAC.
Crisi climatica e impianti abbandonati
Sul fronte climatico, Legambiente ricorda come l’arrivo della neve in quota non possa nascondere una realtà ormai consolidata: le Alpi si stanno riscaldando a una velocità circa doppia rispetto alla media globale. Nevicate sempre più rare, ghiacciai in rapido ritiro e impatti evidenti sulle comunità locali stanno ridisegnando la montagna europea.
A questo si aggiunge il tema degli impianti sciistici dismessi. In Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, il report Nevediversa 2025 censisce 78 impianti e strutture abbandonate legate allo sci.
I numeri di Nevediversa
I dati del report Nevediversa 2025 fotografano un fenomeno in crescita su scala nazionale: in Italia sono 265 gli impianti e gli edifici legati allo sci non più funzionanti, mentre aumentano anche i bacini per l’innevamento artificiale. Sono 65 quelli mappati tramite immagini satellitari, per una superficie complessiva di circa 1,9 milioni di metri quadrati.
Numeri che, per Legambiente, raccontano con chiarezza l’impatto della crisi climatica sull’industria dello sci e pongono interrogativi urgenti sul modello di sviluppo delle aree montane, anche alla luce di un evento globale come Milano Cortina 2026.