Economia

martedì 3 Febbraio, 2026

Aziende strategiche e mire internazionali. Quante volte lo Stato è ricorso al Golden power? Lo spiega uno studio dell’Università di Trento

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Oltre novecento le segnalazioni, ma si è agito in 40 casi. Due i veti veri e propri

Il Golden Power si conferma uno strumento sempre più centrale nelle politiche di tutela degli asset strategici italiani. Nel 2025 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha esercitato i poteri speciali in 40 casi, a fronte di oltre 900 comunicazioni tra notifiche e pre-notifiche trasmesse a Palazzo Chigi. È quanto emerge dallo studio Golden Power Year in Review 2025, realizzato dall’Osservatorio Golden Power, centro di ricerca indipendente che analizza l’applicazione e l’evoluzione dei poteri speciali in Italia e nell’Unione europea.

Si tratta di quei poteri speciali che consentono allo Stato italiano di intervenire, imporre condizioni o bloccare operazioni societarie – come acquisizioni, fusioni o cessioni di asset – che coinvolgono settori considerati strategici per la sicurezza nazionale, dalla difesa alle telecomunicazioni, dall’energia alla sanità. Uno strumento pensato per tutelare gli interessi fondamentali del Paese di fronte a investimenti potenzialmente critici, soprattutto quando provengono dall’estero.

Nel dettaglio, il Golden Power è stato applicato 38 volte attraverso condizioni e prescrizioni e in due casi con un vero e proprio veto all’acquisizione di partecipazioni societarie. Le prescrizioni hanno riguardato 22 nuove operazioni societarie, due modifiche a precedenti condizioni e 14 notifiche relative ai piani annuali 5G, a conferma del ruolo sempre più rilevante delle infrastrutture digitali.

Secondo l’analisi curata da Michele Carpagnano, direttore scientifico dell’Osservatorio, docente di Diritto Antitrust all’Università di Trento e partner di Dentons, insieme al ricercatore Luca Picotti, il 15% delle delibere è stato adottato sulla base dell’articolo 1 del decreto legge 21/2012 (difesa e sicurezza nazionale), il 30% sull’articolo 2 (altri settori strategici) e il 35% sull’articolo 1-bis relativo ai piani 5G. Nel restante 20% dei casi è stata utilizzata una doppia base giuridica, combinando difesa e altri settori strategici.

Le operazioni societarie più frequentemente sottoposte a Golden Power nel 2025 sono state quelle di acquisto di partecipazioni, spesso di controllo (17 casi), seguite dalla cessione di asset e rami d’azienda (4 casi).

Dal punto di vista settoriale, il comparto più coinvolto è stato quello della difesa e aerospazio (7 casi), seguito da sanità ed elettronica avanzata (entrambi con 4 casi). Quanto alla provenienza degli investitori, Cina e Stati Uniti risultano i Paesi maggiormente interessati: cinque investimenti cinesi e quattro statunitensi sono stati sottoposti a condizioni o prescrizioni, mentre i due veti del 2025 hanno riguardato proprio un investitore cinese e uno americano.

I dati mostrano inoltre un utilizzo significativo del Golden Power anche in ambito intra-Ue (6 casi) e intra-Italia (2 casi). Sul piano territoriale, le imprese strategiche coinvolte si concentrano soprattutto in Lombardia (7 aziende target) e Lazio (6).

Nel corso dell’anno si sono registrate anche quattro sentenze della giustizia amministrativa in materia di Golden Power: tre del Tar del Lazio e una del Consiglio di Stato, nell’ambito dei ricorsi contro i decreti della Presidenza del Consiglio.

Si tratta dell’insieme dei poteri speciali che consentono allo Stato italiano di intervenire, imporre condizioni o bloccare operazioni societarie – come acquisizioni, fusioni o cessioni di asset – che coinvolgono settori considerati strategici per la sicurezza nazionale, dalla difesa alle telecomunicazioni, dall’energia alla sanità. Uno strumento pensato per tutelare gli interessi fondamentali del Paese di fronte a investimenti potenzialmente critici, soprattutto quando provengono dall’estero.

Nel complesso, l’analisi conferma il carattere strutturale dell’espansione dei poteri speciali. «Il Golden Power sta evolvendo da strumento di difesa passivo a leva attiva, al confine con la politica industriale, funzionale alla ricostruzione delle filiere strategiche e al rafforzamento dell’autonomia nazionale», ha spiegato Carpagnano.

Secondo Picotti, «assume una centralità crescente il settore della difesa in senso esteso, che comprende l’intera supply chain, dai materiali critici alle infrastrutture elettroniche». Un’evoluzione che spiega l’aumento delle operazioni fondate su una doppia base giuridica e che, sottolinea il ricercatore, impone alle imprese «un’analisi approfondita di prodotti, clienti e tecnologie».

Sul piano istituzionale, infine, il 2025 è stato segnato dal confronto ancora aperto con l’Unione europea sulla compatibilità della normativa italiana sul Golden Power con il diritto Ue, oltre al dibattito sulla revisione del Regolamento Ide, volto a una maggiore armonizzazione delle procedure tra gli Stati membri.