Il raid Usa

domenica 4 Gennaio, 2026

Venezuela, tensione internazionale dopo il raid Usa: «Così il mondo governato da sfere di influenza concorrenti è più pericoloso»

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L'allarme del Consiglio d'Europa

Le notizie provenienti dal Venezuela aprono una fase di forte incertezza non solo per il Paese sudamericano, ma anche per gli equilibri internazionali. A lanciare un monito è il Segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset, che in una dichiarazione ufficiale mette in guardia dal rischio di normalizzare l’uso della forza nelle relazioni tra Stati, indebolendo le fondamenta del diritto internazionale.

«Questa situazione non può essere ridotta a una scelta binaria tra condanna e sostegno – afferma Berset – ma rivela un cambiamento più profondo in un ordine mondiale emergente in cui la forza viene normalizzata e la legge strumentalizzata». Secondo il Consiglio d’Europa, qualsiasi uso della forza sul territorio di un altro Stato solleva seri interrogativi giuridici, in particolare rispetto ai principi cardine della Carta delle Nazioni Unite: sovranità, integrità territoriale e non interferenza.

Il riferimento è anche all’esperienza maturata in Ucraina, dove – sottolinea Berset – «il diritto internazionale diventa estremamente fragile quando l’uso della forza viene accettato come pratica ordinaria». Da qui il richiamo alla coerenza e alla credibilità della comunità internazionale. La transizione in Venezuela, ribadisce il Consiglio d’Europa, deve essere «pacifica, democratica e rispettosa della volontà del popolo venezuelano», fondata su un processo politico inclusivo, elezioni credibili e istituzioni che godano della fiducia dei cittadini.

Il rischio, secondo Berset, è un’ulteriore polarizzazione, non solo in Venezuela ma a livello regionale e globale, tra chi condanna una violazione del diritto internazionale e chi la considera giustificata. «Un mondo governato da eccezioni, doppi standard o sfere di influenza concorrenti è un mondo più pericoloso», avverte.

Sulla vicenda interviene anche la politica italiana. In Venezuela «stiamo seguendo minuto per minuto l’evolversi della situazione. Abbiamo invitato i nostri connazionali alla massima prudenza e stiamo lavorando anche per vedere cosa si può fare per la liberazione degli italiani detenuti, compreso il cooperante Trentini». Lo ha affermato al Tg2 il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «Speriamo che con il cambio di regime e con l’andata via di Maduro si possa riuscire a riportarli a casa», ha aggiunto.

«Oggi sinistre e centri sociali scendono in piazza manifestando per Maduro. È lontano il l tempo in cui le sinistre italiane stavano con il popolo, oggi rimpiangono un tiranno colluso con il narcotraffico. Ennesima conferma di una sinistra fuori dalla realtà, che oramai non riesce più a sopravvivere a se stessa», lo dichiara invece il deputato di Fratelli d’Italia, Mauro Malaguti.

Il segretario nazionale di Avanti Psi, Enzo Maraio, punta il dito contro l’ex presidente americano Donald Trump. «Non si prenda gioco dell’Occidente – afferma –. Le scelte che oggi pesano sugli equilibri globali non possono essere liquidate come una semplice risposta al narcotraffico: è una semplificazione che non convince». Maraio chiede chiarezza sugli scenari che hanno portato all’azione militare, per evitare il sospetto che si tratti di un intervento dettato esclusivamente da interessi statunitensi.

Nel mirino del leader socialista c’è anche il governo italiano. «L’Italia non può limitarsi a seguire – conclude Maraio –. Giorgia Meloni, che richiama spesso il rispetto delle regole, deve dimostrare coerenza e schierare il Paese dalla parte del diritto, della legalità internazionale e del multilateralismo. L’appiattimento su posizioni altrui non è politica estera».

E così oggi Papa Leone XIV dopo l’Angelus, davanti ai fedeli e ai pellegrini in piazza San Pietro. «Con animo colmo di preoccupazione seguo gli sviluppi della situazione in Venezuela. Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese e assicurando lo stato di diritto iscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti. E lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia. Con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica. Per questo prego e vi invito a pregare».

Intanto emergono dettagli militari sull’operazione. Secondo siti specializzati del settore difesa, durante il raid in Venezuela gli Stati Uniti avrebbero impiegato anche il drone stealth RQ-170 Sentinel, noto come la “Bestia di Kandahar”. Alcune immagini mostrerebbero un velivolo di questo tipo rientrare in una base americana a Porto Rico. Si tratta di un drone utilizzato esclusivamente in operazioni ad alto rischio, capace di garantire il controllo totale dei cieli e di «osservare e guidare con occhi silenziosi» le operazioni sul terreno, senza lasciare tracce.

Un elemento che contribuisce ad alimentare interrogativi e tensioni, mentre la crisi venezuelana si conferma sempre più come un banco di prova per il rispetto delle regole internazionali e per la tenuta del multilateralismo.