Cronaca
giovedì 26 Febbraio, 2026
«Vei en campagna che te tiro sotto col trattor», le minacce al consigliere autonomista Pattini: l’hater condannato a pagare tremila euro
di Benedetta Centin
Le parole in un commento al post del consigliere (allora) leghista Demattè: tutto era nato da delle parole di Pattini riferite a un'altra esponente politica, Katia Rossato: «Torna a vendere le uova»
Era il 18 giugno del 2020 quando, sulla pagina Facebook del consigliere comunale Daniele Demattè, nell’ambito di un battibecco appunto di ambito politico, un agricoltore aveva offeso Alberto Pattini, al tempo consigliere comunale di «Autonomisti per Trento», non senza minacce, infierendo poi anche con una frase in dialetto. «Vei en campagna che te tiro sotto col trattor» aveva scritto quel giorno il leone da tastiera, etichettando ancora in malo modo Pattini. E c’era anche chi aveva messo like sotto il post.
E questo perché Pattini aveva criticato l’allora consigliera provinciale della Lega, poi transitata in Fratelli d’Italia (e moglie di Demattè) Katia Rossato, «consigliandole» di tornare a vendere le uova.
Denuncia e processo
Un post diffamatorio, minatorio, per il quale Pattini aveva allora formalizzato denuncia, facendo finire il 44enne a processo. A novembre di due anni fa, assistito dall’avvocato Maurizio Roat, il contadino era stato assolto dall’accusa di diffamazione, «non punibile per particolare tenuità del fatto» secondo il giudice Rocco Valeggia. Era stato assolto anche dalla minaccia aggravata, «perché il fatto non costituisce reato» era stata la sentenza.
Il simpatizzante leghista però non se l’era cavata così: era stato comunque condannato dal tribunale di Trento a risarcire la somma di 3mila euro di danni a di Alberto Pattini che si era costituito parte civile, oltre alle spese legali per un ammontare di quasi 2500 euro.
Sentenza d’Appello
Ma ieri la Corte d’Appello di Trento ha in parte riformato la sentenza di primo grado, così come sollecitato dalla stessa parte civile, assistita dall’avvocato Luca Pontalti, che evidenziava come il tenore complessivo del post Facebook fosse di una vera e propria minaccia di morte a Pattini, ancora di più perché espressa in dialetto trentino. Di qui la richiesta di condannare l’agricoltore a risarcire tutti i danni cagionati all’ex consigliere comunale. Danni che erano stati quantificati dalla difesa nella cifra di 20mila euro.
I giudici di secondo grado, nel pomeriggio di ieri, hanno depositato il dispositivo. In parziale riforma della sentenza impugnata, hanno dichiarato l’imputato 44enne responsabile della minaccia aggravata (per la quale era stato invece assolto in primo grado) e lo hanno condannato a pagare a Pattini la somma di 3mila euro quale risarcimento del danno. Per il resto, per quanto riguarda cioè l’ipotesi di diffamazione, la sentenza è stata confermata. Ma non è tutto perché il contadino dovrà mettere mano al portafogli anche per quanto riguarda le ulteriori spese processuali, da pagare in favore dell’Erario e dello stesso Pattini che aveva preso di mira: un conto di almeno 1890 euro, a cui si aggiungono anche spese generali e iva.
B.C.
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