cronaca

lunedì 23 Febbraio, 2026

Valanga sul Catinaccio: è morto Stefano Crotti, il 28enne travolto da una valanga sotto il Vajolet

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Il giovane non ce l'ha fatta: era stato estratto dalla neve dopo un'ora di ricerche e trasportato in condizioni critiche al Santa Chiara. Illesa la compagna di escursione che ha dato l'allarme

Non ce l’ha fatta Stefano Crotti, il giovane escursionista che nel pomeriggio di domenica 23 febbraio è rimasto vittima di una tragica fatalità sulle montagne del Catinaccio. Il giovane è deceduto presso l’ospedale Santa Chiara di Trento, dove era giunto in condizioni disperate a causa di una profonda ipotermia e dei traumi riportati dopo essere stato travolto da una valanga.

La dinamica dell’incidente

L’allarme è scattato poco dopo le 14:30, quando una massa nevosa si è staccata dal Passo Vajolet, in Val di Fassa, investendo due ciaspolatori italiani sulla trentina che stavano risalendo il pendio. A lanciare la chiamata d’emergenza al 112, intorno alle 15:00, è stata la donna che si trovava con lui, rimasta miracolosamente indenne ma sotto shock.

Secondo quanto ricostruito, i due escursionisti non erano muniti di Artva, l’apparecchio per la ricerca dei travolti, un fattore che ha reso la corsa contro il tempo dei soccorritori ancora più complessa.

Il recupero disperato

La macchina dei soccorsi si è attivata immediatamente: la Centrale Unica di Emergenza ha mobilitato la stazione del Soccorso Alpino Centro Fassa, le unità cinofile e il nucleo elicotteri di Trento, con il supporto delle stazioni di Moena, Alta Fassa e San Martino.

L’intervento si è concentrato appena sopra il rifugio Vajolet, a quota 2.243 metri. Mentre la donna è stata elitrasportata a Canazei, i soccorritori hanno sondato incessantemente il manto nevoso fino al ritrovamento di Crotti, avvenuto intorno alle 16:00. Dopo le prime cure prestate sul posto dagli operatori sanitari per contrastare il gravissimo stato di ipotermia, il giovane è stato trasferito d’urgenza in elicottero a Trento. Purtroppo, nonostante gli sforzi dei medici, il suo cuore ha smesso di battere dopo il ricovero.

Bonifica e sicurezza

L’intervento si è concluso nel tardo pomeriggio con le manovre di bonifica dell’area e il rientro a valle di tutto il personale del Soccorso Alpino e dei Vigili del Fuoco. La tragedia riaccende i riflettori sulla sicurezza invernale in quota: la mancanza di dispositivi di autosoccorso (Artva, sonda e pala) si è confermata ancora una volta un elemento critico nei tempi di individuazione dei travolti.