MAFIA

giovedì 19 Gennaio, 2023

Trovato l’altro covo di Matteo Messina Denaro: era nascosto da un armadio

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Quasi un “ufficio” in una casa a 800 metri dall’appartamento a Campobello di Mazara: trovati scatoloni di documenti e gioielli. Indagato anche un oncologo di Trapani

Come un normale uomo d’affari, Matteo Messina Denaro, per oltre un anno, è uscito di casa da via CB 31 e si è diretto verso via Toselli dove aveva il suo covo ufficio. Ottocento metri di strada lungo via Vittorio Emanuele II a Campobello di Mazzara, un’arteria che taglia in due il paese di 11mila anime del trapanese, che è stata il centro del suo mondo nell’ultimo anno di latitanza. Al civico 50 di via Toselli uno dei suoi fedelissimi, Errico Risalvato, già indagato e assolto per associazione mafiosa, gli aveva riservato una stanza nella sua casa. Errico Risalvato è fratello di Giovanni che invece è stato condannato a 14 anni per associazione mafiosa. Al piano terra, dietro un armadio c’è il secondo covo dell’ex primula rossa di Cosa nostra. Quello che sembrerebbe sia il più importante da una prima analisi dei magistrati della Dda di Palermo.
A scoprirlo sono stati i carabinieri del Ros e i finanzieri del Gico del nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza grazie a una segnalazione anonima di un cittadino che l’avrebbe riconosciuto in televisione come l’uomo che diverse volte aveva visto entrare nella casa di via Toselli. Le planimetrie catastali hanno fatto il resto e nell’appartamento al piano terra, nella stanza ufficio del superboss, è spuntata una stanza blindata dietro un armadio. Come in un copione di un B-movie. Dentro molti scatoloni: alcuni pieni di documenti, altri vuoti o come sostengono alcuni “appena svuotati”. E gioielli che dovranno essere valutati per capire se sono autentici.
Probabilmente, per Messina Denaro era un rifugio sicuro in caso di emergenza, questo ipotizzano gli investigatori. E la caccia ai covi non si ferma. La procura di Palermo, diretta da Maurizio de Lucia, sta passando al setaccio tutti i tasselli raccolti al momento della cattura: la chiave di un’Alfa 164 utilizzata dal latitante per muoversi in paese, due telefoni cellulari. Il procuratore aggiunto Paolo Guido ha ispezionato di persona il secondo covo prima di rientrare in ufficio.
Parallelamente alla caccia ai covi di Messina Denaro, altri elementi potrebbero arrivare dall’udienza di convalida per Giovanni Luppino, il commerciante di olive incensurato, catturato con il boss di Castelvetrano. Si viaggia dunque su due binari: a Campobello il lavoro sul campo, in procura quello su indagati e arrestati. Oltre al vero Andrea Bonafede e al medico curante Alfonso Tumbarello, è stato indagato anche l’oncologo di Trapani Filippo Zerilli, lo specialista che fece l’esame del Dna sul sangue di Messina Denaro prima di sottoporlo a chemioterapia.
Le condizioni di salute del boss sono prioritarie per il reparto sanitario del carcere dell’Aquila dove è rinchiuso al 41 bis. Messina Denaro è stato visitato e gli esami sono stati inviati ai medici della clinica La Maddalena che lo aveva in cura per stabilire le modalità con cui sottoporlo al ciclo previsto di chemioterapia. Secondo quanto apprende trapelato, il boss «non ha intenzione di parlare e non si pente». Ieri ha fatto la visita psichiatrica nella quale non sono state riscontrate patologie.