La rubrica
lunedì 1 Settembre, 2025
Smartphone ai figli, ecco perché evitarlo sotto i cinque anni. «Il cervello impara a reagire a stimoli veloci e non sviluppa la concentrazione»
di Stefania Santoni
L'ultima puntata della rubrica PsicoT con la psicologa Maria Rostagno. «Cellulare in età precoce? Nei bambini piccoli questo significa difficoltà a restare attenti e a gestire le emozioni»
Cari ragazzi, care ragazze, oggi vi proponiamo un’intervista alla dottoressa Maria Rostagno, psicologa che da anni si occupa di bambini, adolescenti e delle sfide legate alla crescita. Con lei abbiamo parlato di un tema che riguarda da vicino la vostra quotidianità: il rapporto con lo smartphone e con la tecnologia. Insieme abbiamo cercato di capire quali rischi può portare un uso troppo precoce o eccessivo, come distinguere tra utilizzo sano e problematico e quali strategie possono aiutare a vivere la tecnologia senza esserne travolti.
Maria, quali sono i principali effetti psicologici e relazionali dell’uso precoce e prolungato di smartphone nei bambini e adolescenti?
«Il cervello dei bambini e degli adolescenti è in continuo cambiamento. Nei primi anni crea moltissime connessioni che poi mantiene o elimina in base a quello che viviamo. È come un albero che cresce: i rami usati spesso diventano più forti, quelli trascurati si spezzano. Se però l’esperienza principale è lo schermo, il cervello impara a reagire soprattutto a stimoli veloci e luminosi, e non sviluppa bene abilità come concentrazione, autocontrollo ed equilibrio emotivo. Nei bambini piccoli questo significa difficoltà a restare attenti e a gestire le emozioni. Negli adolescenti gli smartphone agiscono sul sistema della ricompensa: i like e le notifiche attivano continuamente il bisogno di gratificazione, rendendo meno interessanti le esperienze reali, più lente ma anche più profonde. Dal punto di vista delle relazioni c’è un paradosso: si è sempre connessi, ma si rischia di sentirsi più soli. Si perde allenamento a leggere i volti, a tollerare la noia e a consolarsi senza dover cercare subito uno stimolo digitale».
Come distinguere fra uso problematico e sana adozione della tecnologia, e come intervenire efficacemente?
«Per i bambini sotto i 5 anni lo smartphone non dovrebbe essere usato: se compaiono crisi di rabbia quando lo si toglie, preferenza per lo schermo rispetto al gioco, difficoltà nel sonno o meno interazioni con gli altri, è già un segnale d’allarme. Nei più grandi l’uso è problematico quando porta a calo scolastico, isolamento, irritabilità o perdita di controllo sui tempi. Un uso sano si riconosce invece dal fatto che resta limitato, supervisionato, con interessi offline prevalenti e la capacità di staccarsi senza problemi. Intervenire presto è fondamentale: per i piccoli serve eliminare del tutto lo smartphone e sostituirlo con gioco e relazioni; per i più grandi occorre il coinvolgimento della famiglia, routine senza dispositivi e attività alternative gratificanti».
Quali strategie preventive e terapeutiche risultano più efficaci per promuovere un rapporto equilibrato con la tecnologia in età evolutiva?
«La prevenzione inizia da subito: nei primi 2-3 anni di vita niente schermi, perché il cervello ha bisogno di esperienze reali, non digitali. Nei bambini in età prescolare (3-5 anni) l’uso deve essere minimo, sempre insieme a un adulto, con contenuti di qualità e mai come “calmante” per gestire capricci. Con l’ingresso a scuola è importante un approccio graduale: regole chiare in famiglia, momenti e spazi senza tecnologia, e soprattutto adulti che diano il buon esempio. Se l’uso è già difficoltoso, servono interventi specifici: riduzione graduale, attività alternative gratificanti, tecniche di mindfulness e, nei casi più complessi, anche un percorso con la famiglia per cambiare abitudini. L’obiettivo non è eliminare la tecnologia, ma imparare a usarla in modo consapevole: non come rifugio, ma come strumento che arricchisce la vita reale».
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