Sanità

martedì 17 Febbraio, 2026

Sanità, il paradosso delle liste d’attesa. Cia: «Il dato ufficiale ignora chi non riesce nemmeno a prenotare»

di

L’interrogazione del consigliere svela il corto circuito metodologico di Asuit. I tempi medi calcolano solo chi ha già un appuntamento, lasciando invisibili migliaia di cittadini bloccati nel limbo delle liste di richiamata e delle agende chiuse

Esiste una distanza siderale tra i diciotto giorni medi dichiarati ufficialmente per una prestazione specialistica e gli oltre dodici mesi che molti cittadini trentini sperimentano quotidianamente. Questa discrepanza nasce da una vera e propria zona grigia metodologica che il consigliere provinciale Claudio Cia ha deciso di portare all’attenzione della Giunta. Il cuore del problema risiede nel momento esatto in cui il sistema sanitario inizia a conteggiare l’attesa, poiché attualmente la rilevazione di ASUIT si attiva esclusivamente quando una prenotazione viene effettivamente agganciata.

Il meccanismo descritto nell’interrogazione svela come il dato statistico sia parziale, in quanto vengono monitorati solo i casi in cui l’utente ha accettato il primo posto libero offerto. Se il cittadino si scontra con il messaggio di nessuna disponibilità o se le agende risultano temporaneamente chiuse, quel tempo di attesa scompare dai radar della trasparenza. La stessa dinamica riguarda la cosiddetta lista di richiamata, uno strumento dove la prescrizione viene presa in carico in attesa dell’apertura di nuovi spazi, ma che di fatto costituisce un periodo di sosta forzata non conteggiato nei tempi medi di attesa ufficiali.

Secondo l’analisi di Cia, questo sistema rischia di minare la credibilità delle istituzioni, poiché fotografa solo l’ultima fase del percorso del paziente. L’impatto è particolarmente evidente sulle prestazioni a volumi elevati, come la prima visita oculistica, l’ecografia addome completo o l’eco cardiaca, dove migliaia di richieste annue rimangono in attesa di poter essere semplicemente inserite in agenda. Il consigliere sottolinea con forza che è proprio in questo intervallo, sospeso tra la prescrizione medica e l’aggancio del CUP, che si produce lo scostamento tra numeri e realtà percepita.

Per superare questa opacità, l’iniziativa punta a introdurre un nuovo standard di monitoraggio che distingua chiaramente il tempo per prenotare dal tempo che intercorre dopo la prenotazione stessa. Solo misurando la durata della permanenza nelle liste di richiamata e la frequenza dei blocchi per agende sature sarà possibile capire dove intervenire realmente. Per Claudio Cia, rendere trasparenti questi dati è l’unico modo per confrontare i numeri ufficiali con l’esperienza dei pazienti e verificare l’efficacia dei percorsi di tutela e del ricorso all’intramoenia, garantendo così che il diritto alla salute non resti intrappolato in un filtro burocratico.