Soldi sospetti

domenica 1 Febbraio, 2026

Riciclaggio: sotto la lente 300 milioni. In vent’anni 150 imprese infiltrate dalle mafie

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Il rapporto dell’Uif, i detective di Bankitalia: segnalazioni record, volano oro e cripto-valute, finanziamenti al terrorismo dal Trentino

Nel secondo semestre dell’anno scorso banche, Poste, altri intermediari finanziari, professionisti, operatori sull’oro e sulle valute virtuali, prestatori di servizi di gioco trentini hanno segnalato all’Unità di informazione finanziaria (Uif), i detective antiriciclaggio della Banca d’Italia, 561 operazioni sospette, 30 in più dell’analogo periodo del 2024. Complessivamente quindi le segnalazioni di operazioni sospette (Sos) in tutto l’anno arrivano a 1.109, cioè 78 in più dell’anno precedente pari ad un incremento dell’8%. Si tratta, come osserva l’Unità di informazione finanziaria nel suo rapporto appena reso noto, di livelli record: «Nel 2025 la Uif ha ricevuto 162.058 segnalazioni di operazioni sospette, il numero più alto di Sos pervenute in un anno, in aumento dell’11,5 per cento rispetto al precedente». Sotto la lente degli investigatori ci sono in provincia transazioni per più di 300 milioni di euro, su un totale nazionale di oltre 48 miliardi. Ma nell’ambito delle segnalazioni sospette, il Trentino è ai primi posti per incidenza delle operazioni di finanziamento del terrorismo, che sono 310 in tutta Italia, meno di dieci da noi ma – come ricordato anche dal procuratore generale della Corte d’Appello di Trento Corrado Mistri (vedi pagina a fianco) – con un incremento delle indagini a livello internazionale principalmente in materia di terrorismo islamista. E anche sull’altro capitolo ricordato ieri da Mistri, la criminalità organizzata, l’Uif ha qualcosa da dire. Uno specifico rapporto dedicato all’infiltrazione mafiosa nell’economia indica che in Trentino, nell’arco di vent’anni, si registrano 150 aziende infiltrate dalla criminalità mafiosa.

Capitali riciclati
Nel secondo semestre 2025 a livello nazionale si registrano 81.232 Sos antiriciclaggio per un valore di 48,4 miliardi, di cui 45,6 miliardi di operazioni eseguite e 2,8 miliardi di operazioni non eseguite. A Trento si passa dalle 500 segnalazioni del primo semestre 2024 a 531 nel secondo semestre, a 548 nei primi sei mesi dell’anno scorso a 561 nel secondo semestre 2025, con una crescita continua. A Bolzano le segnalazioni sono superiori rispetto a Trento – 1.171 l’anno scorso – ma risultano leggermente in calo rispetto alle 1.182 del 2024. L’aumento, sottolinea l’Uif nel rapporto, è stato determinato principalmente da banche e Poste. Per quanto riguarda i segnalanti del comparto non finanziario, spiccano gli operatori attivi nel commercio e nella fabbricazione di oro e preziosi e i prestatori di servizi per le cripto-attività, le cui segnalazioni si sono moltiplicate per 6 negli ultimi due anni.

Le mafie in azione
«Un prestito che non puoi rifiutare: razionamento del credito e infiltrazione della criminalità organizzata nelle imprese in crisi finanziaria» è il titolo del Quaderno antiriciclaggio di Uif curato da Gianmarco Daniele, Marco De Simoni, Domenico J. Marchetti, Giovanna Marcolongo e Paolo Pinotti che analizza uno dei meccanismi cruciali dell’interazione tra economia legale e criminalità organizzata: l’infiltrazione mafiosa nelle imprese in condizioni di fragilità finanziaria. La base dei dati comprende 2,3 milioni di imprese analizzate nel periodo 2001-2020, di cui 61.186, il 2,6% del totale, sono classificate come infiltrate in qualche fase di questo periodo. Se si considera la quota di imprese infiltrate sul totale delle aziende, il Trentino si ferma a meno dello 0,1% mentre le quote più elevate si trovano nelle regioni meridionali dove sono storicamente presenti le organizzazioni mafiose – Calabria, Campania, Sicilia. Ma se si considera il numero assolute delle ditte infiltrate, dopo le metropoli come Milano, Roma, Napoli, il Trentino e l’Alto Adige sono nella fascia medio-alta. In provincia di Trento, in particolare, si registra un numero di imprese infiltrate attorno a 150, molto di più di quanto risultato dalle pur ampie inchieste che in questi anni hanno fatto emergere il fenomeno, come «Perfido». Gli autori dello studio mostrano come le restrizioni nelle condizioni di accesso al credito bancario possano aumentare significativamente il rischio che un’impresa venga successivamente infiltrata da organizzazioni criminali. Il fattore decisivo al centro dell’analisi è il declassamento del merito creditizio, ovvero la transizione di un’impresa da uno stato di vulnerabilità finanziaria a una situazione di rischio insolvenza.