solidarietà

mercoledì 10 Dicembre, 2025

Punto d’incontro: distribuiti 60mila pasti nel 2025. E arriva la raccolta fondi per avviare percorsi di inclusione

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Le donazioni fanno parte del progetto «Un posto alla volta» per dare un’opportunità alle persone ai margini che vogliono imparare un mestiere, formarsi e trovare lavoro

«Il Punto d’Incontro sta andando verso i 60mila pasti distribuiti nel corso del 2025. A fine settembre eravamo a quota 46mila. La settimana scorsa abbiamo fatto una media di 288 pasti al giorno. E ora lanciamo una campagna di raccolta fondi per organizzare percorsi di integrazione e formazione di persone finite ai margini della società e che vogliono di nuovo mettersi in gioco». Mattia Civico, direttore del Punto d’Incontro parla dell’attività intensa che la sua realtà sta svolgendo a favore dei più deboli e fragili e delle possibili novità sulla location che, se tutto andrà per il verso giusto, potrebbe restare alle Orsoline di via Rosmini, facendo diventare permanente la sistemazione temporanea scelta durante i lavori di sistemazione nella sede storica di via Travai: «Nella vecchia sede ai tempi di don Dante venivano serviti 80 pasti al giorno. Poi, prima del trasferimento, eravamo arrivati a 200. Ora siamo a quota 280. Tornare nella sede di via del Travai sarebbe difficile perché sarebbe troppo piccola e poi ci sarebbe un forte impatto sul quartiere con oltre 200 persone in fila sotto le finestre delle case vicine.

Nella sede delle Orsoline, questo non accade perché la fila si forma all’interno del cortile, quindi l’impatto sarebbe molto minore e tutto sarebbe più riservato. Se si potesse portare a compimento il trasferimento, l’immobile rinnovato di via Travai, che è di proprietà del Comune, potrebbe essere destinato ad ospitare le docce per i senza fissa dimora, il deposito bagagli, il servizio diurno dalle 9 alle 17 e lo sportello per aiutare tutte le persone che hanno bisogno con documenti, carte e consigli utili. Insomma riusciremmo a dare un aiuto più completo a molta gente. Certo ora dipende da Provincia, Comune e Orsoline decidere se si può rendere permanente questo trasferimento. Al momento non c’è niente di formalizzato e ufficiale. Speriamo che diventi realtà». E poi ci sarebbe spazio per sviluppare la nuova campagna che il Punto d’Incontro ha lanciato da un mese: «Dal 7 novembre abbiamo lanciato – spiega Civico – “Un posto alla volta” per dare un’opportunità alle persone che vogliono imparare un mestiere, formarsi e trovare lavoro. Per il momento abbiamo finanziato 21 percorsi di formazione. Abbiamo raccolto 23mila euro in un mese e vogliamo invitare tutte le persone a darci una mano ad aiutare chi è in difficoltà. Sul sito del Punto d’Incontro ci sono tutte le informazioni su come poter donare, si può fare anche con un semplice Qr code pubblicato sul sito».

Civico osserva che il sistema dell’accoglienza ormai è al collasso e in difficoltà: «Dal nostro osservatorio è evidente che la restrizione in termini di accoglienza ha portato più persone in strada. Noi ce lo spieghiamo così. Ci sono tanti richiedenti protezione internazionale che sono per strada oltre ai senzatetto storici che gravitano in città. Chi si occupa di questo dice che sono circa 200 le persone che dormono per strada e in inverno questa situazione diventa molto pesante. Una situazione che andrebbe affrontata con soluzioni strutturali e non con la continua emergenza. Noi vediamo che da noi vengono a pranzo quasi 300 persone al giorno e alla sera quasi altrettante vanno alla mensa della Provvidenza di via Giusti. Per trovare percorsi che possano integrare una parte di queste persone abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Per questo invitiamo a donare sul sito o con gli altri metodi a disposizione».
Civico ricorda anche che il Punto d’Incontro sta formando falegnami che ristrutturano e costruiscono mobili nella propria falegnameria di Mattarello: «Un tempo eravamo in via Maccani poi abbiamo comprato un capannone più grande a Mattarello e con la falegnameria recuperiamo molte persone che vogliono trovare un lavoro. Le formiamo e poi le aiutiamo a cercare di reintegrarsi».