Urbanistica
domenica 4 Gennaio, 2026
Primiero, via libera agli hotel a 5 stelle. Approvata dalla giunta provinciale la variante al Prg
di Manuela Crepaz
Il sindaco Depaoli: «Ora avanti veloci». Le minoranze: «Ok, ma poca chiarezza»
Negli ultimi anni, il destino urbanistico di San Martino di Castrozza ha incrociato una delle partite più strategiche per il futuro turistico delle Dolomiti trentine: la variante al Piano Regolatore Generale del Comune di Primiero San Martino di Castrozza, approvata dalla Giunta provinciale di Trento lo scorso 30 dicembre.
Un iter lungo e complesso, che ha avuto come protagonista l’obiettivo di introdurre nel territorio comunale ai piedi delle Pale di San Martino due nuove aree alberghiere destinate a ospitare strutture ricettive di fascia alta — parliamo di hotel a cinque stelle — oggi assenti nel panorama locale nelle località Pez Gaiart (area agricola di pregio su cui insistevano uno skilift e una pista da sci) a due passi dal centro, e di Col, in una delle zone prative più suggestive.
Le prescrizioni
La prescrizione più marcata riguarda l’integrazione dei parametri edificatori, con l’altezza massima del fronte a 17 metri per l’area di Col/Maso Col e a 24,90 metri per l’area di Pez Gaiart. Non un semplice «sì» burocratico, ma il passaggio che sblocca la possibilità per Peak Properties Spv srl di passare dai rendering ai progetti esecutivi.
Peak Properties è la società promotrice dei due hotel a 5 stelle: si prevederebbero un Family Hotel in zona Pez Gaiart, con superficie netta di 23.000 metri quadrati, 7 piani e 120 camere previste, e una seconda struttura in ampliamento in località Col/Maso Col, con superficie netta di 14.000 metri quadrati, 5 piani, 70 camere. Il progetto di Pez Gaiart insiste in zona classificata «agricola pregiata» ma compatibile a riduzione nei casi previsti dalla normativa, mentre quello di Col prevede la riqualificazione di un’area già urbanizzata in passato da un piano attuativo. Il passaggio successivo è ora in capo al comune: la redazione della convenzione urbanistica con la Peak Properties che dovrà definire opere compensative, obblighi, standard qualitativi, servizi accessori, opere di interesse pubblico, compensazioni ambientali, mitigazioni paesaggistiche.
Il sindaco
Il sindaco Daniele Depaoli ha spiegato al giornale che «non era possibile entrare nel merito prima dell’approvazione provinciale. L’obiettivo è stringere i tempi il più possibile. Da qui in avanti, l’iter dipende quasi interamente dal Comune: resta obbligatorio il parere della tutela del paesaggio, ma si tratta di un passaggio in commissione che, anche in caso di un primo rinvio, può essere rapidamente ripresentato». Per questo, sostiene Depaoli, i tempi reali saranno quelli della progettazione. «La convenzione – ha concluso – servirà a tutelare in modo chiaro la destinazione alberghiera dell’area, a fronte di un investimento stimato in 100 milioni di euro».
Destinazione di lusso
L’approvazione della delibera ha un valore preciso: San Martino di Castrozza si candida a diventare destinazione internazionale del turismo di lusso alpino, aprendo la porta a investimenti di capitale privato che potrebbero ridefinire il posizionamento della località, portare nuova occupazione qualificata, attrarre un target alto-spendente, allungare la stagione turistica oltre il tradizionale picco invernale ed estivo (la convenzione punterà all’apertura annuale), e introdurre servizi premium che oggi si trovano solo in mercati concorrenti come Cortina, Madonna di Campiglio o destinazioni estere di fascia luxury.
I dubbi della minoranza
Dal lato opposto, la minoranza — per voce di Roberto Pezzato — ribadisce di non essere contraria all’intervento in sé, ma contesta la mancanza di obiettivi chiari e di compensazioni esplicite per la comunità. Tra le proposte: chiedere a Peak Properties di contribuire a opere pubbliche come le circonvallazioni di San Martino o di Fiera di Primiero, o a interventi di edilizia agevolata per i giovani. Pezzato lamenta inoltre l’assenza, fin dall’inizio, di un accordo urbanistico con vincoli, tempi e durata degli interventi, anche alla luce del passaggio del vincolo alberghiero da 10 anni a uno. Nel merito, parla di parametri «fuori scala», con volumetrie potenziali fino a sei volte maggiori e altezze doppie rispetto ai maggiori alberghi della valle.
Resta infine una domanda: il terreno di Pez Gaiart, pagato — secondo indiscrezioni — 400 mila euro, oggi vale una cifra incomparabilmente più alta. E se l’hotel non si facesse? L’area resterebbe comunque un bene rivalutato e appetibile, utilizzabile come garanzia sul mercato: un progetto fermo, ma un asset già in cassaforte per la Peak Properties.