La storia
venerdì 27 Febbraio, 2026
Pergine, il camioncino in retro danneggiò la struttura. Ora l’ingresso della chiesa parrocchiale torna agibile
di Johnny Gretter
Il cantiere ha rivelato un pezzo di storia: durante il restauro sono stati trovati anche alcuni documenti che risalgono al 1828
Quasi un anno e mezzo dopo lo sfortunato incidente che ne aveva causato il crollo, il protiro della chiesa parrocchiale di Santa Maria sta per tornare agibile: i complessi lavori di ripristino sono praticamente conclusi e la prossima settimana (salvo imprevisti) i ponteggi che per più di un anno hanno coperto la struttura cinquecentesca saranno rimossi.
I fatti risalgono al 16 settembre del 2024, quando il protiro che dà su piazza San Carlo (cioè la copertura sostenuta da colonne fuori dall’ingresso laterale della chiesa) è stato colpito da una spazzatrice di Amambiente in retromarcia. Un atto quindi involontario e in cui l’operaio alla guida del mezzo è rimasto fortunatamente illeso dalla caduta dei detriti. L’incidente, avvenuto verso le 8 del mattino, aveva infatti distrutto la colonna sinistra del protiro, crollata su sé stessa. La struttura era stata messa subito in sicurezza dai vigili del fuoco di Pergine con dei puntelli, che avevano impedito la caduta del tettuccio e del resto della copertura.
Così è iniziato il complesso iter per riparare l’ingresso della chiesa parrocchiale, protetto dalle leggi sui beni culturali. Il ripristino è stato così affidato al consorzio Ars, specializzato in restauri, e all’architetto Alessandro Giovannini, mentre degli studi relativi alla statica si è invece occupato l’ingegnere Daniele Veber. Il recupero ha richiesto una grande cautela e quasi due anni di lavoro, ma ha potuto ripristinare quasi del tutto l’opera originale, fatta eccezione per la base della colonna distrutta in modo irrimediabile dal mezzo dell’igiene urbana.
«Noi tecnici siamo stati incaricati di fare un intervento di “anastilosi” – spiega l’architetto Alessandro Giovannini, che ha diretto i lavori -. In sostanza, vuol dire utilizzare quello che era crollato per ricostruire e consolidare la struttura, con tecniche e materiali compatibili con il bene monumentale. È stato recuperato il più possibile: sono stati restaurati e ricollocati i frammenti della colonna, i capitelli, i conci e gli archi caduti. La base della colonna investita è stata invece ricostruita con le stesse misure perché non garantiva l’idoneità strutturale. Anche la volta è stata ricostruita e consolidata con delle malte di calce e delle barre. Purtroppo, un pezzo è andato perduto per sempre. A parte questi due elementi, il 98% della struttura è stato ripristinato».
L’opera ha anche riservato una sorpresa: nella volta è stata trovata una scatola risalente agli ultimi lavori che hanno interessato il protiro, ancora nel 1828. «Dentro la volta abbiamo trovato una cassetta con delle pergamene che riguardano alcuni lavori fatti nell’Ottocento, quando era stata rifatta la copertura in rame – aggiunge Giovannini -. Nel contenitore ci sono dei brevi prospetti su chi ci ha lavorato sopra e cosa è stato fatto. È una vecchia tradizione dei cantieri: si tratta di bottiglie o scatole che si trovano, ad esempio, nelle bocce dei campanili e che contengono i nomi del parroco e delle ditte che hanno svolto un lavoro. Abbiamo ricollocato la scatola aggiungendo anche la nostra lista: così i prossimi che ci lavoreranno troveranno entrambi gli interventi».
Una nuova curiosità che si aggiunge a quelle già note sull’antico ingresso della chiesa: come ci aveva spiegato Renzo Giovannini (presidente degli Amici della Storia di Pergine), il portone non è quello originale ma proviene dal retro di una vecchia farmacia di via Battisti, mentre in origine la lunetta sotto il protiro ospitava anche un affresco, poi staccato e riposizionato all’interno.
Quanto ai costi dell’opera, la contabilità finale non è stata ancora definita, ma inizialmente era stato stimato un danno da oltre 50mila euro. «Tutto viene praticamente pagato dall’assicurazione di Amambiente che si è subito dimostrata collaborativa – conclude l’architetto -. È stato un incidente, purtroppo capita. L’operatore era esperto e a lui va data solidarietà».