Milano Cortina 2026
domenica 8 Febbraio, 2026
Olimpiadi, Stefania Belmondo incorona Pellegrino: «È lui la nostra certezza, ma occhio ai nuovi talenti»
di Elisa Salvi
La fuoriclasse piemontese: «La medaglia più cara è l’oro ad Albertville. Senza sci avrei studiato»
Stefania Belmondo, straordinaria campionessa dello sci di fondo che con le sue 10 medaglie a cinque cerchi (2 ori, 3 argenti e 5 bronzi, ma anche 13 medaglie mondiali, 68 podi e 24 vittorie in Coppa del Mondo, nonché 35 nei Campionati Italiani Assoluti) è la seconda atleta italiana più medagliata di sempre, torna protagonista alle Olimpiadi di Milano Cortina. In questi giorni, infatti, l’abbiamo vista inaugurare, come prima tedofora (il 26 novembre, a Olimpia), il percorso della torcia (vent’anni dopo aver acceso il braciere a Torino 2006), poi commentare in diretta da San Siro la cerimonia di apertura dei Giochi, quindi le giornate di gara nel programma Rai «Notti olimpiche», dedicato quotidianamente all’evento sportivo più importante del mondo. «Da tanti anni, per motivi personali, avevo lasciato un po’ tutto – spiega Belmondo – ma mi ero detta che, il giorno in cui i miei figli fossero diventati grandi, avrei ricominciato: così è stato e sono molto felice. Sono stata a Olimpia, poi a Milano per l’inaugurazione di Casa Italia e alla cerimonia di apertura, ora commento le gare: è tutto emozionante».
A proposito di emozioni, quali sono le medaglie olimpiche a cui è più legata?
«Sono affezionata a tutte le medaglie, ma ricordo in modo particolare il primo oro ad Albertville (1992) e poi quello di Salt Lake City (dove nel 2002 ha ottenuto anche una medaglia d’argento) che ho vinto a dieci anni di distanza: mi hanno dato tantissima soddisfazione perché vincere un oro olimpico è qualcosa di assolutamente speciale».
Ha pubblicato di recente il libro «Ho imparato a vincere», quindi non si nasce campioni?
«Vincitori si diventa. Nel mio caso, posso dire che è venuto tutto in modo naturale. Certo, devo ringraziare i miei genitori perché sono nata con caratteristiche fisiche che mi hanno aiutata. C’è chi ha altre peculiarità che vanno, però, coltivate ed è così che si impara a vincere: lavorando tanto, facendo sacrifici, avendo tanta passione, credendo in quello che si fa. Ed è quello che cerco di comunicare ai giovani perché questo libro ha l’intento di entrare nell’animo dei ragazzi, per far capire loro che nella vita ci vogliono impegno, sacrificio, volontà e non bisogna mai, mai, mai arrendersi».
I tracciati di fondo dello stadio di Tesero sono considerati molto duri ma spettacolari, vivremo gare indimenticabili?
«Penso sì. Tra l’altro, non nascondo che io vivo di sogni e ne ho uno che, però, è irrealizzabile: da quando ho saputo di queste Olimpiadi con le competizioni di fondo in Fiemme, ho sognato di gareggiare nella staffetta. Mi sarebbe piaciuto tanto, perché ho vinto la mia prima medaglia a un Mondiale in Val di Fiemme, lì ho tanti cari amici, tra cui i Vanzetta, per citarne alcuni. Là ho lasciato una parte del mio cuore, conosco bene quelle piste: negli ultimi anni sono un po’ cambiate e sono ancora più tecniche, impegnative e bellissime. In Val di Fiemme si fa lo sci di fondo puro. E, poi, non dimentichiamo la capacità organizzativa della valle, dalla Marcialonga, ai Mondiali, alle Coppe del Mondo, al Tour de Ski, è tutto preparato ad alto livello, il massimo a cui si possa aspirare».
Assisterà a qualche gara in Val di Fiemme?
«Purtroppo no, anche se avrei tanto voluto essere lì a commentare tecnicamente le gare, perché quello è il mio mondo. Comunque, non me ne perderò nemmeno una in tivù».
Chi tra i fondisti italiani ha più chance di salire sul podio?
«Federico Pellegrino sicuramente, poi Elia Barp, Martino Carolla, Maria Gismondi, anche se non amo indicare nomi, perché sono un po’ scaramantica. Ma auguro a tutti i fondisti di ottenere tutto ciò che desiderano, perché le Olimpiadi sono un evento molto particolare».
Quale gara, da spettatrice, ama più seguire?
«In generale, la 15 o la 30 chilometri, mi piacciono perché sono gare impegnative. Ma attenzione, non che non lo sia la sprint. Però è un modo diverso di gareggiare. In ogni caso, tutte le competizioni sono interessanti da seguire».
C’è un’altra disciplina che le piace guardare in tv?
«Tutte. Io, poi, sono una super appassionata di sci alpino».
E lo pratica?
«Sì, faccio anche sci alpinismo. In generale, se ce la farò, seguirò e mi interesserò a tutte le discipline, perché credo che queste Olimpiadi in casa saranno bellissime».
Molti tifosi rimpiangono la rivalità tra Belmondo e Di Centa, crede che quella sfida abbia contribuito a rendervi più vincenti?
«Sicuramente, perché quando in una squadra ci sono più atleti che vincono, tutti i componenti sono stimolati a dare il loro meglio, non solo quando si creano rivalità. Che, poi, la rivalità c’è sempre in tutti gli ambienti sportivi quando c’è più di un leader. L’importante è che il clima sia vivace e rappresenti un accrescimento per tutti, non qualcosa di negativo».
Nei momenti duri di una gara olimpica, per un atleta cos’è più importante: la testa o il cuore?
«Entrambi, perché la testa la fa leggermente da padrone, ma il fisico ti deve supportare».
Le Olimpiadi sono una grande occasione anche per diffondere i valori dello sport.
«Mi auguro che i Giochi portino la pace, perché ce n’è davvero bisogno, ma anche la voglia nei ragazzi e in tutti di fare sport, che può essere anche semplicemente camminare, correre, giocare a pallone. L’importante è fare movimento, perché fa bene alla salute, ma anche all’anima e alla testa».
Se non fosse stata una grande sportiva cosa avrebbe fatto nella via?
«Me lo sono chiesta tante volte, sicuramente avrei studiato, avrei fatto l’università, perché è qualcosa che mi manca. Però è una domanda a cui, davvero, non so rispondere».
Ed è naturale che Stefania Belmondo non abbia una risposta, perché per tutti i grandi talenti come lei, nella vita, esiste solo un piano A.