domenica 4 Gennaio, 2026
Nidi, la Provincia abbatte le rette e i Comuni le alzano (in media) di 100 euro per avere più rimborsi
di Donatello Baldo
La consigliera del Pd Parolari: «Effetto del pasticcio del rimborso di Fugatti: i Comuni ne approfittano». Le famiglie devono anticipare una bella somma da gennaio a luglio
«Alziamo le rette, tanto paga Pantalone». È questo il ragionamento che hanno fatto alcuni Comuni del Trentino (la maggior parte di centrodestra): Pantalone è la solita Mamma Provincia. E le rette sono quelle dei nidi, con aumenti oltre i 100 euro al mese. Un ragionamento un po’ fallace, perché il rimborso provinciale partirà da settembre in poi: gli aumenti da gennaio a luglio saranno tutti sulle spalle delle famiglie. E in ogni caso, al netto del rimborso dal settembre 2026 in poi, le famiglie devono anticipare una bella somma. La denuncia è della consigliera provinciale del Pd Francesca Parolari: «La Provincia ha fatto un pasticcio. Ha deciso di rimborsare alle famiglie tutto o parte della retta, ma avrebbe dovuto aumentare i trasferimenti ai Comuni. Comuni che ora aumentano le rette per assicurarsi maggiori entrate a bilancio. Davvero — afferma — un pasticcio».
Comuni furbetti
Veniamo alla lista di alcuni Comuni che hanno messo mano alle rette. La consigliera ha iniziato la sua ricerca andando a spulciare le delibere pubblicate sugli albi pretori, uno per uno, partendo dalla sua zona, la Vallagarina. «Il paradosso è che, di queste, molte sono amministrazioni di centrodestra. Mori, Pomarolo, Calliano, Isera». A Mori, fino all’anno scorso, la retta partiva da un minimo di 80 euro mensili a un massimo di 400 euro (in base al valore Icef delle famiglie). Dal primo gennaio il salto è elevato: minimo 235 euro, massimo 450. Pomarolo passa invece da 135 a 235 euro di minimi e da 350 a 450 euro di massima: un aumento «piatto» di 100 euro tondi. Calliano aumenta meno, ma si tratta sempre di 30-60 euro al mese: il minimo passa infatti da 160 a 192 euro e il massimo da 290 a 348 euro. Così invece Isera: la forbice era tra 190 euro di minima e 450 euro di massima. Ora è tra 310 euro e 570 euro. Con due figli, senza agevolazioni Icef, si arriva a più di mille euro al mese. «A marzo, quando arriveranno le rate di gennaio e febbraio — dice la consigliera Parolari — sarà per molti una bella stangata. E quei soldi, fino a luglio, non saranno rimborsati da nessuno».
La tassa nascosta
«Molti Comuni non hanno adeguato i valori Icef di riferimento», osserva la consigliera Parolari. «Di fatto c’è una tassa nascosta, perché a situazione familiare immutata sono aumentati gli stipendi e al contempo è aumentato il costo della vita. Sono poi cambiati i coefficienti con la riforma Spinelli. La soglia Icef è la stessa per l’accesso alla riduzione, ma i redditi sono maggiori. Il ceto medio è il più penalizzato». Mori e Isera non prevedono ritocchi delle soglie di esenzione, mentre un correttivo è posto da Pomarolo e Calliano. «La maggior parte degli altri Comuni, però — afferma Parolari — tiene fermi i coefficienti. E così le famiglie pagano di più in termini assoluti, a beneficio delle casse comunali».
Sblocco delle tariffe
La consigliera Parolari ricorda come «fino a qualche anno fa i Comuni erano tenuti a congelare ogni aumento tariffario». Ora c’è invece una sorta di via libera agli aumenti in caso di disequilibrio di bilancio. «Da una parte è comprensibile — ammette — perché i costi sono aumentati, mentre la Provincia non ha mai aumentato, se non di pochissimo, i trasferimenti alle amministrazioni. I costi medi annui sono passati, negli anni, da 11mila euro a bambino agli attuali 12mila, tredicimila, fino anche a 14mila euro a bambino. Dal 2011 la Provincia riconosceva alle amministrazioni 7.200 euro a bambino, e da quest’anno 8.000 euro all’anno. Trasferimenti insufficienti». Gli aumenti derivano anche da questo: «I Comuni, con la “tassa nascosta” dei coefficienti Icef, hanno avuto maggiori incassi, ma evidentemente non sufficienti». Questo fa dire alla consigliera dem che «la Provincia avrebbe dovuto adeguare i trasferimenti, senza fare questi pasticci».
I Comuni approfittano
Del pasticcio, «i Comuni approfittano, in buona fede, per far quadrare i conti», sintetizza Parolari. E spiega: «Dal prossimo settembre la Provincia rimborserà alle famiglie, in tutto o in parte in base all’Icef, le rette dei Comuni. Allora, anziché pretendere con maggior convinzione un aumento dei trasferimenti provinciali, i Comuni alzano le rette. Tanto — osserva — paga pantalone. Ma non si fa così, anche perché tutto rimane sulle spalle delle famiglie». Famiglie che non saranno coperte dai rimborsi da gennaio a luglio 2026, che dopo dovranno comunque anticipare le rette, rimborsate a saldo annuale. E c’è anche la beffa: «I rimborsi fanno reddito, e pesano sulla valutazione Isee, quella considerata dall’Inps per l’altra parte di rimborso. Succederà — osserva la consigliera Parolari — che in molti, ancora il ceto medio, si ritroveranno esclusi dal bonus statale per aver superato la soglia di reddito».
Monitoraggio
«Come minoranze abbiamo chiesto di rivedere la misura e concentrarsi sui trasferimenti ai Comuni, senza ricorrere a valle all’Assegno Fugatti, come lo abbiamo ribattezzato. Unica consolazione, in sede di bilancio, aver ottenuto l’impegno a un monitoraggio della situazione. Ma già ora vediamo che sarà un vero caos. Tutto esploderà quando a marzo alle famiglie arriveranno le due rette di gennaio e febbraio. Un salasso, senza alcun rimborso provinciale, che decorre solo da settembre».
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