Il caso
mercoledì 20 Agosto, 2025
«Mia moglie», Meta rimuove il gruppo Facebook da 32mila iscritti con le foto intime di donne ignare
di Redazione
L'esistenza della pagina, pubblica dal 2019 e piena di commenti violenti e sessisti, è stata denunciata dalla scrittrice Carolina Capria. Ferrari (Pd): «Vigilare su probabile riapertura»
Esisteva da sei anni, era accessibile a tutti gli utenti in rete e contava oltre 32mila iscritti, che evidentemente provavano interesse e motivo d’orgoglio nel pubblicare foto delle loro mogli e compagne e commentare, in modo violento e sessista, quelle degli altri partecipanti. Il tutto senza che le donne, ritratte in costume o atteggiamenti intimi, fossero consapevoli di star venendo fotografate. Oggi, martedì 20 agosto, dopo l’ondata di indignazione scatenata dalla segnalazione della scrittrice Carolina Capria e le reazioni della politica, Meta si è deciso a chiudere il gruppo Facebook «Mia moglie».
«Abbiamo rimosso il Gruppo Facebook “Mia moglie” per violazione delle nostre policy contro lo sfruttamento sessuale di adulti – riferisce un portavoce del colosso americano che gestisce le piattaforme social più usate al mondo – Non consentiamo contenuti che minacciano o promuovono violenza sessuale, abusi sessuali o sfruttamento sessuale sulle nostre piattaforme. Se veniamo a conoscenza di contenuti che incitano o sostengono lo stupro, possiamo disabilitare i gruppi e gli account che li pubblicano e condividere queste informazioni con le forze dell’ordine».
Il gruppo, come spiegato, esisteva dal 2019 e contava 32mila utenti iscritti in tutto: «Troviamo sconcertante e inaccettabile l’esistenza di queste chat misogine, specchio di una cultura di possesso e sopraffazione che ignora il consenso delle donne – ha dichiarato la deputata trentina e capogruppo del Pd all’interno della Commissione Femminicidio e violenza del Parlamento Sara Ferrari – Chiediamo alla piattaforma Meta di vigilare sulla sua possibile e purtroppo probabile riapertura sotto altro nome, così come di monitorare qualsiasi altra forma di maschilismo tossico e nocivo, veicolato attraverso i social di sua competenza».
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