L'intervista

sabato 26 Agosto, 2023

Matteo Salvini: «In Trentino vinceremo con la Lega primo partito. Autonomia tutelata»

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Il leader del carroccio questa sera a Pinzolo assieme a Fugatti. «La Svp? Per le europee nessuna preclusione»

Matteo Salvini a Pinzolo è di casa. «Vengo lì da quando sono bambino» racconta. Il leader della Lega, vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture nel governo Meloni, stasera tornerà nel paesino dell’Alta Val Rendena, dove aveva casa sua nonna, per la tradizionale festa leghista nel tendone di piazzale delle funivie. Come l’anno scorso, sarà un appuntamento dal sapore elettorale: se un anno fa si era alla vigilia delle elezioni politiche dopo la caduta anticipata di Draghi, quest’anno l’orizzonte sono le ormai vicine Provinciali di ottobre, dove la Lega cerca il bis di Maurizio Fugatti, con due occhi però anche alla competizione interna con Fratelli d’Italia per il primato della coalizione. Una questione sulla quale si è espresso ieri su questo giornale Giovanni Donzelli, braccio destro di Giorgia Meloni. Salvini, oggi alle 21, parteciperà a un incontro pubblico proprio con il presidente leghista della Provincia, moderato dal giornalista di Libero Fabio Rubini.
Salvini, cinque anni fa espugnaste una roccaforte di centrosinistra e ci fu l’effetto novità. Confermarsi che sapore avrebbe?
«Un sapore ancora più bello, perché significa che abbiamo governato bene. Confermarci in territori che vengono da una tradizione di sinistra è una bella soddisfazione. Siamo molto ottimisti, riteniamo di aver dato un’ottima prova di capacità amministrativa».
Se Fdi fosse primo partito però non rischierebbe di essere una «vittoria mutilata», per citare D’Annunzio?
«Io guardo alle recenti Regionali del Friuli Venezia Giulia: vittoria del presidente uscente della Lega, schiacciante affermazione del centrodestra, Lega primo partito».
L’accordo con il Patt rafforza il carattere autonomista della coalizione. È una risposta anche a chi, da quando lei è segretario, accusa la Lega di svolta sovranista-nazionalista? Oppure c’è un effettivo ritorno della Lega alle origini autonomiste?
«La Lega è, era e sarà sempre autonomista. Non a caso stiamo lavorando anche al governo nazionale per offrire maggiori poteri alle regioni che ne fanno richiesta, senza nulla togliere a chi già beneficia di uno statuto speciale come il Trentino. In questo senso, l’impegno di Roberto Calderoli è una garanzia».
Il percorso dell’autonomia differenziata, per la verità, pare essersi insabbiato. Il Trentino ne ricaverebbe benefici indiretti dato che riguarderebbe regioni confinanti come Veneto e Lombardia…
«No, l’iter prosegue e come ho già detto l’impegno di Calderoli è una garanzia. Certo, parliamo di una riforma epocale e che non tutti vogliono perché aumenterebbe l’efficienza dei territori – da Nord a Sud – a scapito di privilegi e inefficienze, ma siamo determinati e fiduciosi. Il 2024 sarà l’anno in cui potremo raggiungere un obiettivo storico dopo più di trent’anni di battaglie».
A proposito di autonomia. Fugatti, a Ferragosto, durante la commemorazione dell’eccidio di Malga Zonta, si è dichiarato antifascista e ha affermato che l’antifascismo è condizione imprescindibile per chi è autonomista. Giovanni Donzelli ha detto ieri al nostro giornale che la nostra democrazia è di chi ha lottato per averla. È d’accordo?
«La Lega è nata per difendere libertà, identità, tradizione, cultura, ricchezza e sicurezza di donne e uomini, contro ogni ideologia totalitaria e violenta, contro ogni totalitarismo fascista o comunista, sconfitti dalla storia».
A ottobre si vota anche in Alto Adige. Anche lì nel 2018 rompeste uno storico tabù siglando un’alleanza con Kompatscher e la Svp. Si riproporrà l’intesa? E potrebbe avere un suo seguito anche alle Europee di giugno?
«Il bilancio con Kompatscher e Svp è positivo, soprattutto per il lavoro di collegamento con Roma, a tutela del tessuto socio-economico del territorio altoatesino. Il futuro? Personalmente mi impegno ogni giorno per un centrodestra aperto e inclusivo, soprattutto con realtà locali molto radicate che con la Lega trovano terreno comune su molti temi, a partire dalla valorizzazione delle autonomie. In tal senso, anche per le europee ovviamente non ho preclusioni».
In Europa siete alleati con Marine Le Pen. Non vi conviene smarcarvi dal Rassemblement National e iniziare un avvicinamento al Ppe? La Meloni e i suoi Conservatori fanno sempre più spesso asse con Manfred Webber. Non rischiate di rimanere isolati?
«No, la Lega lavora per un centrodestra aperto a tutti e senza esclusioni. È quello che è riuscito a fare Berlusconi a partire dalla sua discesa in campo nel 1994 e che abbiamo riproposto ora a livello nazionale. Si vince uniti. Un’Europa governata dai socialisti, dai banchieri e dai burocrati, mette a rischio i risparmi in banca, la casa, l’auto e il lavoro di milioni di italiani. L’unica speranza di fermare queste scelte folli è che il centrodestra vinca anche in Ue, senza escludere nessuno, come la Lega vuole e propone».