Sport
martedì 6 Gennaio, 2026
Marco Albino Ferrari «boccia» le Olimpiadi a un mese dalla partenza: «Nei documenti la parola sostenibilità è citata 169 volte, ma di sostenibile qui intorno c’è davvero poco»
di Redazione
Lo scrittore critico anche riguardo il trampolino di Predazzo: «Alto impatto ambientale»
Manca un mese all’inizio delle Olimpiadi. Ed è inevitabile interrogarsi su ciò che le Olimpiadi dovrebbero rappresentare nella loro essenza più autentica: lo spirito olimpico. A richiamarlo, in un post pubblicato sui social, è Marco Albino Ferrari, scrittore e tra le voci più autorevoli della cultura di montagna.
«Lo spirito olimpico sta negli atleti che hanno speso anni invisibili per giocarsi i pochi secondi della gara», scrive Ferrari, ricordando sacrifici consumati «nelle mattine fredde, nelle palestre vuote, nelle piste anonime dove nessuno applaude». Non è la vittoria, sottolinea, il centro di tutto: «Lo spirito olimpico non dovrebbe accendersi nell’uomo che vince (…) ma nell’uomo che si misura, con il tempo, con la fatica, con la paura di non farcela».
Uno spirito che afferma un’idea diversa di successo, lontana dalla logica del dominio: «L’essere umano non trova giovamento nel dominare, ma nel cercare». Ogni gesto atletico diventa così racconto, esperienza, consapevolezza: «Ogni gesto atletico è una forma di racconto breve, come certi passi in montagna, che non servono ad arrivare primi, ma a capire dove siamo».
Ma a questa visione ideale Ferrari contrappone una realtà che giudica deludente. «Sì, sarebbe bello pensare che il Grande Evento alle porte ci parli di tutto questo», osserva, per poi interrogarsi sul Dossier di candidatura presentato dall’Italia al Cio, «127 pagine in cui la parola “sostenibile” compare 169 volte, e di “sostenibile” qui intorno si vede ben poco».
La critica si fa più dura quando lo scrittore richiama il gigantismo delle opere, molte delle quali saranno completate dopo i Giochi: «Cosa dire del 57% delle “opere costruite per le Olimpiadi”, ma che saranno completate dopo i Giochi, con l’ultimo cantiere previsto fino al 2033?». E ancora: «Cosa dire dell’impatto ambientale e dei 44 milioni di euro andati nei trampolini di Predazzo: ce n’era bisogno? E della famigerata pista di bob, dei larici abbattuti e dei 118 milioni spesi?».
Secondo Ferrari, le buone intenzioni proclamate non bastano a compensare scelte che hanno lasciato segni profondi sul territorio: «Non saranno certo qualche milione di forchette in legno – invece che in plastica – a tener fede a quel “sostenibile” così tanto sbandierato».
Il richiamo finale torna allo spirito olimpico: «Provarci vale sempre la pena, ci ricorda lo spirito olimpico». Ma il bilancio, a un mese dall’inizio dei Giochi, resta amaro: «Sì, ci abbiamo provato, ma a conti fatti dovremo ammettere che non siamo stati all’altezza».
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