Il dibattito

martedì 19 Marzo, 2024

Marchiori: «Regione? Va rivista» E sul Gect: «Diventi davvero luogo di incontro»

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L’esponente autonomista: «È tempo di provare a immaginare assieme un nuovo ente. L’Euregio? Per viverla appieno dobbiamo studiare tedesco»

Simone Marchiori è segretario del Patt, ma anche assessore della giunta Fugatti con delega alla Promozione dell’Autonomia. Insomma, è un regionalista convinto, che però ammette: «La Regione, così com’è, non è più al passo con i tempi».
Ma per lei resta comunque fondamentale.
«Perché è la cornice dell’accordo Degasperi-Gruber, perché è in essa l’ancoraggio dell’autonomia a livello internazionale, e perché lo statuto è uno solo. La sua centralità è fuori discussione».
Ma in discussione è la sua attualità. E il fatto che nella cronaca delle ultime settimane è entrata un po’ sconfitta dalle beghe tutte politiche.
«Beh, quello che è successo in questi giorni rischia di indebolire ancor di più un ente già di per sé in sofferenza. Le difficoltà a fare una giunta regionale, i franchi tiratori che hanno fatto mancare il voto alla maggioranza, tutte le polemiche del caso. Questo è sintomo di debolezza. E allora, certo, ripensiamo la Regione».
Come?
«Attraverso un percorso di partecipazione. Si tratta di una sfida, ne sono consapevole, soprattutto per Bolzano che per motivi storici non sente il tema come lo sentiamo a Trento. Ma se non partiamo da un confronto partecipato e largo non si va da nessuna parte. Non si fa una nuova Regione solo a livello normativo».
Anche lei pensa al modello tracciato da Kompatscher? Un Consiglio regionale che si ritrovi su ordini del giorno strategici e le due giunte provinciali che si incontrano periodicamente e con regolarità per un confronto costante?
«Ci sono temi come l’A22 ma anche come l’Università, la Sanità, dove serve massa critica e dove è meglio agire assieme, dove la collaborazione tra territori è il valore aggiunto. E così il Consiglio regionale potrebbe chiedere in questo senso degli impegni comuni alle giunte provinciali, che a loro volta dovrebbero poi confrontarsi. Questa proposta la fece il Patt quando entrò nella scorsa legislatura in giunta regionale. Si ipotizzava che le due giunte potessero unirsi anche con i soli assessori di merito su determinate materie».
Quindi Kompatscher le ha rubato l’idea?
«Ma no, affatto. Sono però contento che i semi inizino a germogliare. Anche perché questa è una strada forzata. Lo dice anche un bel proverbio in dialetto che ho letto oggi (ieri, ndr) su un calendario trentino».
E che cosa dice questo proverbio?
«Caval che varda en dreo, poca voia de nar avanti. Quindi, sulla Regione qualcosa bisogna fare».
Concretamente, da dove si inizia?
«Penso sia arrivata l’ora di sviluppare un dibattito pubblico, e intendo muovermi anche come assessore alla Promozione dell’Autonomia, perché non si riuscirà mai a promuoverla davvero se le sue istituzioni sono sentite come superate e inefficienti».
In passato si è detto più volte che il momento era arrivato, ma non si è mai fatto nulla di concreto.
«Il momento è questo perché lo ha ricordato anche la premier Meloni quando è venuta a Trento: c’è una proposta di modificare dello Statuto. È lì che si va a inserire la revisione della Regione e della sua futura valorizzazione».
A proposito, l’Euregio come si valorizza?
«Questo tema possiamo legarlo alla Regione. Perché non si pensa alla Regione in seno all’Euregio? Che non significa esautorare le Province ma aggiungere un ulteriore elemento di unione. Detto questo, l’Euregio è un’intuizione lungimirante, ed è l’obiettivo da perseguire e definire al meglio. Paradossalmente, rispetto alla Regione è una realtà più sentita dai cittadini, perché ha saputo relazionarsi con categorie culturali, sportive…».
C’è però il limite dell’unità linguistica.
«E va fatto il possibile per superarlo. Se i cittadini trentini non parlano il tedesco non potranno vivere l’Euregio fino in fondo. L’insegnamento del tedesco deve essere implementato, questa lingua non deve più essere considerata come seconda scelta».